Talento

(A cura di Claudia Castellucci) – Il momento in cui apro gli occhi al mattino. È questa la parte più faticosa dei miei allenamenti, è allora che si riaccende il mio corpo e che i muscoli iniziano a bruciare uno dopo l’altro, a riacquistare il senso del dolore come se qualcuno avesse spinto il tasto play e avesse interrotto una piacevole pausa. Come se qualcuno giocasse all’allegro chirurgo proprio su di me, senza avere mai aperto un libro di anatomia.

Ogni giorno, mi sveglio tentando di strappare secondi al tempo, di correre più veloce di ieri e più lento di domani.
Ho iniziato da bambino a scappare sempre più lontano del luogo in cui gli altri si aspettavano di trovarmi. Studia ragioneria. No scappo più lontano. Tagliati quei capelli. No scappo più lontano. Amami. No scappo più lontano.
Correre è il mio talento. È una benedizione e un peso. Precisamente 25,80 kg di argento puro. È questo il peso a cui corrispondeva la moneta talento nell’Antica Grecia. Lo abbiamo scoperto insieme lo scorso luglio ad Atene, ricordi? Dove di correre proprio non avevo voglia. C’erano millenni di storia ad andare più veloci di me, c’era l’essere dove volevo essere ad aver rotto il cronometro. Avrei odiato qualsiasi cosa mi avesse spostato da lì.
È allora che mi sono fermato. Un attimo, ma l’ho fatto. Con te, mi sono trovato ad essere la versione maschile della dea Atalanta, quella che per non sposarsi correva sempre più veloce dei suoi pretendenti. Che poi però si è fermata a raccogliere le mele d’oro lanciate in terra da Melanione. Sì è fermata e lui ha vinto, lei si è innamorata di lui.

E allora perché si dice che in amore vince chi fugge? Sarà che sono stanco di vincere se al traguardo ci arrivo solo.
Sarà che in amore vince chi scorre e non corre, nelle vene, come fai tu.