“Una scelta presa per tranquillizzare gli studenti, gli insegnanti ma anche i genitori che, dopo la scossa di ieri e quella odierna, sono comprensibilmente preoccupati, inoltre tenere i bambini all’aperto con il freddo di stamani non mi pareva la scelta migliore”. Lorenzo Alessandrini, sindaco di Seravezza, spiega così la decisione di chiudere le scuole seravezzine a seguito della scossa di terremoto avvenuta stamani, 26 marzo, alle 9:40 a Pistoia.
Una nuova scossa che preoccupa. “Sono in attesa di conoscere maggiori dettagli sull’evento sismico da parte dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia – sottolinea Alessandrini – più nello specifico bisogna comprendere se esiste un possibile collegamento tra la scossa di ieri, con epicentro a Fosdinovo, e quella di oggi, registrata a Pistoia, tenendo presente che quella di oggi si è sentita meno perché era a 52 chilometri di profondità. Comprendere cosa sta avvenendo alle faglie è una questione dirimente per le decisioni da adottare”.
Il tutto verte sul capire se c’è un collegamento o meno tra le due scosse. “Se così non è – spiega Alessandrini – le serie storiche non ci portano verso valutazioni particolarmente allarmanti. Se invece si trattasse dell’attivazione di un’unica faglia appenninica, che scorre longitudinalmente dall’area lucchese-pistoiese attraversando la Garfagnana fino alla Lunigiana, potremmo essere in presenza di un fenomeno che richiama modelli riferiti ai terremoti del 1706, del 1902 e soprattutto a quello del 1920, un caso statistico in cui a una scossa di magnitudo 4.0 ne seguì anche una più forte. Alla luce di questi dubbi, ritengo doveroso che il sindaco, nell’assumere decisioni al secondo giorno di scosse, debba prima di tutto poter escludere l’ipotesi scientifica più negativa e, in attesa delle informazioni necessarie, adottare scelte dettate dalla massima prudenza”.
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