Terrorismo: pronti a partire per la Siria, dieci arresti in Lombardia e Toscana

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MILANO – Una vasta operazione antiterrorismo della polizia di Stato quella iniziata queta mattina dalle prime ore dell’alba nei confronti di 10 persone appartenenti a due gruppi famigliari e ritenute pronte a partire per combattere in Siria. La Digos di Milano ha eseguito 10 ordinanze di custodia cautelare in carcere e perquisizioni nelle province di Milano, Bergamo, Grosseto e in una cittadina dell’ Albania. L’ operazione antiterrorismo “Martese” condotta dalla Polizia ha riguardato due nuclei famigliari, uno formato da cittadini italiani convertiti da qualche anno all’ Islam e determinati secondo le indagini a partire per la Siria, l’ altro composto da cittadini di nazionalità albanese residenti nella provincia grossetana. Il legame tra le due famiglie è rappresentato dal matrimonio tra una ragazza italiana e un albanese, che dopo le nozze del settembre scorso hanno deciso di partire assieme per combattere in Siria. Gli arrestati sono 4 italiani, un canadese e 5 albanesi, accusati a vario titolo di associazione con finalità di terrorismo. Nel blitz antiterrorismo di stamattina, condotto dalla Digos e coordinato dal procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli, e dal pm Paola Pirotta, sono stati arrestati il padre, la madre e la sorella di Maria Giulia Sergio, la giovane italiana partita tempo fa per andare a combattere in Siria e di cui si era già parlato nei mesi scorsi. La famiglia della ragazza vive ad Inzago, nel Milanese. Tra gli arrestati c’è anche lo zio del marito albanese della giovane. Sergio, il marito e la madre di quest’ultimo sono tutti e tre in Siria a combattere per la Jihad. Le unità speciali della polizia albanese hanno infatti arrestato nell’ambito dell’operazione antiterrorismo condotta dalla Polizia di Stato italiana, Baki Coku, 40 anni, lo zio del giovane albanese Aldo Kobuzi che, insieme alla moglie italiana Maria Giulia Sergio, sta combattendo in Siria. Coku, abitante ad Arcille di Campagnatico (Grosseto), si trovava nella sua città natia, Lushnje, a circa 70 chilometri a sud di Tirana, dove era venuto ad incontrare la propria famiglia. Dopo le necessarie procedure giudiziarie, l’albanese dovrebbe essere estradato in Italia.”Le operazioni antiterrorismo di oggi sollevano una quantità di interrogativi preoccupanti sulla reale situazione della nostra sicurezza. Un elemento su tutti: l’arresto di quattro italiani convertiti all’Islam. Nella diffusione del fondamentalismo religioso, che utilizza molteplici canali e non ultimo quello digitale, c’è un ribaltamento dell’universo valoriale delle società occidentali che trova, evidentemente, anche da noi terreno fertile. Per questo, se da un lato non è più procrastinabile un’iniziativa internazionale contro il terrorismo fondamentalista, dall’altro è necessaria una vera e propria offensiva culturale. L’arretramento rispetto ai nostri valori, in virtù di un malinteso concetto di multiculturalismo e integrazione, rischia infatti di aprire la strada al contagio dell’odio”. Lo scrive sul suo blog (www.deborahbergamini.it) la deputata e responsabile comunicazione di Forza Italia Deborah Bergamini. “L’altro fattore che emerge -prosegue- è il rischio di radicamento territoriale del fondamentalismo. Gli arresti nel grossetano, uniti ai precedenti come l’allontanamento dell’Imam di Capannori e le ripetute perquisizioni in tutta la Toscana nei mesi scorsi, suggeriscono come la regione stia diventando, purtroppo, terreno di coltura del jihadismo. Una circostanza che non può non suscitare una seria reazione della politica, anche locale, a supporto del già eccellente lavoro delle Forze dell’Ordine”, conclude.

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