Tra i settori più colpiti dalle tensioni sui prezzi di energia e gas metano il tessile non viene quasi mai citato: tuttavia il problema sussiste pienamente anche per questo comparto, dato che nei costi sostenuti dalle lavorazioni della filiera produttiva quelli energetici hanno un’incidenza elevata, come sottolinea Confindustria Toscana Nord. L’andamento dei prezzi del gas metano (soprattutto per le imprese di finissaggio e tintoria) e dell’energia elettrica (che vale per tutte le lavorazioni indistintamente) riveste quindi un’importanza molto significativa ai fini della sostenibilità economica dei processi produttivi ‘a monte’ della filiera della moda. Il tema è molto sentito nel distretto tessile pratese, il più importante a livello italiano ed europeo. Considerando il solo codice Ateco 13 (industrie tessili propriamente dette, vale a dire produzioni di filati e tessuti con esclusione di abbigliamento e maglieria), Prato pesa sul settore nazionale per il 18% di imprese tessili e per il 17% degli addetti del settore, generando il 14% (in valori) delle esportazioni del settore: per tutti e tre questi parametri Prato è il primo distretto tessile italiano. Lo stesso primato nazionale di settore si riflette anche nei consumi di energia elettrica: le aziende tessili pratesi assorbono la quota del 16% del totale. Dopo l’inizio della guerra USA-Israele contro l’Iran si è assistito a un’impennata soprattutto dei costi del gas metano, che ha raggiunto picchi anche di 70 euro al megawattora con un incremento stimabile nel 40% rispetto alla prima parte dell’anno. Una situazione, questa, con effetti importanti anche sui futures e quindi sugli acquisti proiettati in avanti nel tempo. Nel caso del Pun-Prezzo unico nazionale dell’energia elettrica l’andamento nel corso dell’anno è stato più altalenante, ma comunque l’attuale valore, superiore ai 145 euro al megawattora, si colloca nella fascia alta.
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