“Riprendiamoci il Carnevale”, un “manifesto” di chi è nato, vive o lavora a Viareggio

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VIAREGGIO -“Riprendiamoci il Carnevale”. E’il documento che vuole essere solo una reazione spontanea alla visione del Carnevale che, a detta degli ideatori,  pare si faccia sempre più strada: quella di uno spettacolo da ammirare, senza alcune legame culturale con la tradizione da cui proviene. Il testo è frutto di una rapido scambio di idee tra Chiara Sacchetti, Cristiana Gemignani, Antonella Serafini e Patrizia Lombardi e le firme sono state raccolte soltanto tra sabato e domenica via mail. Non vuole essere in alcun modo una proposta articolata per il Carnevale di Viareggio, ma solo un ‘input’ per aprire un dibattito e riappropriarci di una manifestazione dalle profonde radici culturali. Tra i firmatari  ci sono autorevoli ex- presidenti della Fondazione o Comitato Carnevale, membri dei vari consigli e commissioni che si sono alternati nel tempo, storici del Carnevale, intellettuali, artisti e gente comune, appassionata della manifestazione, e il denominatore comune è una certa visione del Carnevale. Prima di tutto che il Carnevale non si possa festeggiare indifferentemente in qualsiasi periodo dell’anno. Il documento è aperto a chiunque sia nato, viva o lavori a Viareggio, ma l’adesione al ‘manifesto’ si può dare esclusivamente  inviando una mail con scritto “Sì, condivido” all’indirizzo chiarasacchetti@katamail.com. In  programma per sabato prossimo, la consegna della firme al commissario del Carnevale,  Stefano Pozzoli, e al commissario prefettizio, Valerio Massimo Romeo.

Ecco i punti:

1. NO al Carnevale tutto l’anno: le feste di Carnevale hanno una radice lontana nella storia; in tutto il mondo cristiano almeno, il carnevale ha un inizio e soprattutto una fine, variabile perché legata alla Pasqua. Non c’entra la religione, se non come un fatto culturale: il Carnevale al di fuori del periodo canonico è un frutto fuori stagione, è fasullo.

2. SI’ al Carnevale come un periodo ininterrotto di feste, baldorie, eventi, sfrenatezze e baccanali concentrate nelle sue date naturali che hanno radice nella cultura popolare.
SI’ alla sfilata del Martedì grasso, il giorno in cui si festeggia il Carnevale in tutta Italia e in cui si è conquistata la diretta televisiva pomeridiana (proprio perché è quel giorno e non un martedì qualunque).

3. NO al Carnevale stile rave-party, un prodotto che per essere venduto deve subire manipolazioni e forzature che lo snaturano, omologandolo ad altre feste.

4. SI’ al Carnevale di Viareggio come tradizione unica e irripetibile, grande festa popolare che
coinvolge tutta la città, intergenerazionale, e non spettacolo da consumare.

5. NO al Carnevale solo da vendere, da “mostrare”.
SI’ al Carnevale di Viareggio come manifestazione da vivere. L’intensa pubblicizzazione deve essere un mezzo per renderla ancora più accattivante, non un fine.

6. NO al Carnevale vissuto solo come un bilancio da pareggiare. Si può riprogettare tutto, dalle sfilate alle manifestazioni collaterali, senza tabù, per ridurre i costi, ma non si possono invertire i termini.
SI’ a un bilancio che serva per la manifestazione e non viceversa. Bisogna ricordarsi di mettere alla voce entrate, oltre ai soldi: quantità e qualità di allegria prodotta. Solo se la manifestazione rimarrà fedele a se stessa, potrà distinguersi, attrarre e incassare.

7. NO ad un Carnevale che esclude famiglie e bambini.
SI’ a tutte le iniziative che spronano alla partecipazione.

8. NO al Carnevale come sagra della porchetta.
SI’ a un Carnevale che include il cibo come arricchimento del Baccanale.

9. NO alla gestione commissariale del Carnevale che ha come solo obiettivo gli incassi e non esita a snaturarne l’essenza e l’identità della manifestazione.

10. NO ad un Carnevale senza inventiva, che attende solo di essere salvato dalla Regione Toscana (quest’anno generosa perché sotto elezioni, ma l’anno prossimo?) o dalla leggina speciale di turno, promessa da quel o quell’altro parlamentare.

11. SI’ a un Carnevale da riprogettare, magari su due o tre anni, raccogliendo le idee dei tanti
che veramente ne hanno e le metterebbero a disposizione degli altri, per puro amore di una festa tradizionale, e ormai storica, da conservare.

Hanno già firmato:

Chiara Sacchetti

Cristiana Gemignani

Patrizia Lombardi

Antonella Serafini

Umberto Guidi

Federigo Gemignani

Adolfo Lippi

Stefano Pasquinucci

Franca Sacchetti

Matilde Francesconi

 Paolo Annale

Rossella Sciacqua

Pier Antonio Tomellini

Francesco Borraccini

Cesare Funel

Stefano Carlo Vecoli

Gianni Picchi

Stefania Brunetti

Nicola Balloni

Giada Cordoni

Simonetta Marchetto

Massimiliano Pagni

Anna Maria Consorti

Susanna Barsella

Claudia Menichini

Paolo Toscano

Arturo Francesconi

Stefano Giuntini

Gian Luca Cupisti

Isabella Pera

Anna Maccari

Renata Voleri

Massimo Giuseppe

Luigi Paci

Samuel Giorgio Augusto Galli

Zeffiro Rossi

Stefania Gambassi

Patrizia Tomei

Elisabetta Lembi

Giorgio Pini

Ornella Benetti

Ilaria Lucarini

Cristina Francesconi

Cristina Cinquini

Luca Ramacciotti

Carlo Alberto Di Grazia

Gianni Merlini

Mario Bindi

Silvia Francesconi

Serena Franceschini

Giulio Paolicchi

Moreno Bucci

Gualtiero Lami

Patrizia Baccetti

Antonio Pasquini

Andrea Cardini

Andrea Tuccori

3 comments

  1. CARLO DI FIGLIA PIGNATELLO 24 febbraio, 2015 at 10:31 Rispondi

    IL CARNEVALE FINISCE IN TUTTO IL MONDO IL MARTEDI’-
    SFORARE LE DOMENICHE SUCCESSIVE PER FARE CASSA NON VA BENE.
    BASTEREBBE FARE BILANCI PREVENTIVI NON AFFIDANDOSI A GIOVE PLUVIO

  2. iris perticone 24 febbraio, 2015 at 12:59 Rispondi

    Premetto che non sono nata a Viareggio e non ci lavoro, ma vivo qui. Sono perfettamente d’accordo col documento (non so se però posso firmarlo visto che nel titolo c’è scritto manifesto di chi è nato, vieve e lavora qui).
    Giorni fa, dove lavoro, una signora mi raccontava di aver portato la nipote di 7 anni al carnevale e di aver più volte dovuto protestare perché cercavano di farla indietreggiare (ma dietro non c’era spazio per retrocedere) e tiravano un cordone che rischiava di ferire al collo la bimba. Inoltre tra chi sfilava ballando c’era anche chi incitava qualcun altro ad andare addosso alle persone che guardavano, magari sgomitando loro nello stomaco così che si spostassero. Ecco tutto questo, considerando poi il costo non leggero dei biglietti, porta la gente a dire:non ci andrò mai più…e non mi sento di dar loro torto.

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