“Risaniamo pure il bilancio del Carnevale, ma senza banalizzare la manifestazione”

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VIAREGGIO – Dopo il “manifesto”, e le nuove idee sul ( leggi anche: “Riprendiamoci il Carnevale”, un “manifesto” di chi è nato … ) e Pieraccini e Santini “contro” ( leggi anche: Riprendiamoci il Carnevale? Pieraccini e Santini non ci stanno e controbattono) ecco scendere in campo il collega, ex La Nazione, e “curioso del Carnevale, fermamente non intenzionato a entrare in politica”, Umberto Guidi, la cui lettera aperta pubblichiamo integralmente:

“Leggo che Santini e Pieraccini dissentono profondamente dall’iniziativa “Riprendiamoci il Carnevale”. Cercheremo, come dice qualcuno, di farcene una ragione. Chi mi conosce sa che di solito rimango abbastanza freddo rispetto a petizioni, manifesti, sottoscrizioni e quant’altro. Tendo a sottrarmi, e non solo perché per tanti anni ho fatto il cronista, per cui ritenevo più corretto non schierarmi, ma anche per carattere. Stavolta però ho firmato, non tanto perché me l’ha chiesto mia moglie, ma per la personale avversione verso le iniziative di Carnevale attuate fuori del calendario tradizionale.
E’ vero che tutti abbiamo voluto bene a Aurelio Bertuccelli, che amava tanto l’albero di Natale da addobbarlo anche a luglio, ma ho sempre pensato che il motto “A Viareggio è Carnevale tutto l’anno” non renda giustizia né a Viareggio né al suo Carnevale.
Santini e Pieraccini la pensano in maniera opposta e questo è perfettamente accettabile in democrazia, direi fisiologico e salutare. Mi è estranea l’idea che il Carnevale sia uno spettacolo uguale a tutti gli altri, perfettamente sovrapponibile ad altri e dunque che si possa proporre sempre e comunque.
In ogni caso queste sono convinzioni individuali e dunque tutte lecite, tutte ammissibili nella loro stimolante diversità. Sul piano dei dati obiettivi però mi pare difficilmente sostenibile l’idea che si tenta di contrabbandare, secondo la quale andare a organizzare il Carnevale in Quaresima (per 4 quinti) o in primavera avanzata o in estate, o quando volete voi, sia l’unico mezzo a portata di mano per risanare il bilancio. Si vuol dire forse che le difficoltà finanziarie del Carnevale dipendono dal fatto che esso si svolge nel periodo tradizionale? Dunque basta spostarlo in avanti per far quadrare i conti?
Non mi pare molto convincente. Dopo aver letto qualche bilancio e aver visto alcune sfilate mi sono convinto che il Carnevale costi troppo rispetto alle entrate che è in grado di garantire (biglietti, sponsor, eccetera). Non sembra sostenibile – nelle condizioni attuali delle finanze pubbliche – un bilancio che oscilla intorno ai 4 milioni di euro. Dunque c’è da farlo dimagrire ulteriormente. So che questa è un’idea poco popolare, che infrange tanti tabù intoccabili, ma mi sembra più logica rispetto al proposito di dilatare gli incassi con trovate estemporanee tipo l’aumento del prezzo del biglietto (quando la domanda di un bene o di un servizio è elastica rispetto al prezzo, si ottiene il risultato opposto), l’introduzione del biglietto per i bambini o le sfilate modello primavera-estate”.

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