Alessandro Bongiorni, il carnevalaro alla conquista della Baviera

0

MONACO DI BAVIERA (GERMANIA) di Alberto Pardini – A Viareggio lui e la sua inseparabile telecamera sono oramai diventati una sorta di “istituzione” durante il mese di Carnevale, del quale non si perde un corso mascherato. Sempre lì con la Burlamacca al collo come se fosse il suo mantello da supereroe, solo un piccolo dettaglio: lui abita e lavora a Monaco di Baviera, in Germania, la città dell’Oktoberfest, a 700km di distanza. Stiamo parlando di Alessandro Bongiorni, 37enne viareggino laureato in ingegneria informatica costretto suo malgrado – come tanti – a cercare fortuna e soddisfazione all’estero.

Pazza Idea.“Ho sempre lavorato nel mio settore in Italia fino a che ho trovato facilmente le opportunità che il mercato del lavoro mi offriva – ricorda Alessandro – per anni ho portato avanti la mia attività professionale con la partita IVA, unico modo pratico per potermi inserire nel mercato”.  Nel dicembre 2012 arriva però la svolta: “concludendo un rapporto di collaborazione con una azienda di Viareggio, il Presidente della stessa mi consigliò di continuare a tenere aperta la partita IVA poichè era l’unico modo per trovare qualcosa di buono. Fu una affermazione per me sconvolgente perché chiariva che quella era l’unica possibilità per continuare a lavorare, tra mille difficoltà per le alte tasse da pagare, molte delle quali richieste in anticipo e con sempre più aziende che ritardavano i pagamenti, mettendomi in difficoltà mese dopo mese. A quel punto presi la decisione definitiva: chiusi la partita IVA in concomitanza con la fine dell’anno fiscale e cominciai a prepararmi per la destinazione che mi aveva affascinato pochi mesi prima durante le mie vacanze estive: Monaco di Baviera”.

Con la determinazione di chi ha fatto una scelta consapevole, Alessandro inizia a studiare tedesco fino ad arrivare all’invio dei primi curriculum in tarda primavera. A Luglio il primo contatto: un’azienda di Monaco lo contatta e lo invita per un colloquio con tanto di rimborso di spese di viaggio e alloggio, “due giorni dopo il colloquio vengo nuovamente contattato, è il “si” tanto atteso, così il 1° agosto 2013 mi trasferisco in Baviera”. Inizia così l’avventura tedesca di Alessandro, che ricorda: “i primi tempi sono passati fra curiosità e difficoltà per le evidenti differenze tra noi e i tedeschi, solo adesso infatti, dopo due anni, posso ritenermi davvero soddisfatto, un risultato raggiunto con impegno costante e giornaliero, unito a quel pizzico di fortuna che non guasta mai”. “Monaco è più grande di Milao, ma la vita non è caotica e si fa grande uso di biciclette e mezzi pubblici, efficientissimi, tanto che ho lasciato la mia auto in Italia visto che qui non mi serve – spiega – la lingua inglese, nel mio settore quasi obbligatoria, è stata fondamentale, inoltre sto studiando il tedesco e non potete immaginare la soddisfazione di poter capire cosa dicono i colleghi e di rispondere, pur tra i miei errori grammaticali sempre dietro l’angolo”.

Come è vivere in Germania? “Non è il paradiso terrestre come invece sempre più spesso sento dire da varie persone, ma per molti aspetti i servizi alla persona sono molto più presenti qui che in Italia – spiega Alessandro – La Baviera si caratterizza per avere generalmente degli stipendi molto più alti della media sia tedesca che europea, mentre il carico fiscale è mediamente inferiore a quello italiano; assistenza sanitaria e sociale sono invece decisamente più avanzate rispetto alla nostra. L’assicurazione sanitaria è una via di mezzo fra il nostro modello e quello americano, bisogna scegliersi una assicurazione (pubblica o privata) per poter accedere a una serie di servizi che in alcuni casi sono del tutto gratuiti perché coperti dal contratto. Costa di più rispetto alla nostra cassa mutua, tanto che generalmente metà della quota mensile viene garantita direttamente dalla azienda per cui lavori, mentre l’altro 50% viene trattenuto in busta paga”. 

L’Italia e gli amici: quando internet e la globalizzazione annullano le distanze. “Chi espatriava una volta affrontava prove veramente dure, ora tutto è molto più semplice: abbiamo internet, cellulari, voli low-cost, tutte cose che ci permettono di rimanere connessi con amici e familiari. Ovviamente la vita all’estero non è semplice, ma la rete aiuta, e moltissimo, a risolvere i problemi che possono sorgere”.

I consigli per chi è in fuga. “Pensarci bene e di non buttarsi allo sbaraglio, credendo alle favolette raccontate da altri: si rimane bruciati all’istante, perdendo la possibilità e la bellezza di una proficua esperienza all’estero per il resto della vita, perché chi viene scottato subito, difficilmente tenterà di nuovo nel futuro – è il suggerimento che Alessandro si sente di dare – La preparazione è fondamentale: la lingua, una infarinatura delle leggi che regolano la vita quotidiana e il mercato del lavoro, come trovare casa, ma sopratutto una grande convinzione personale per superare le inevitabili difficoltà che si presenteranno immediatamente e che potrebbero scoraggiare i meno preparati”.

In Germania come in Italia, tra rivalità Nord-Sud e nazionalismi. “Il Bavarese è un una via di mezzo fra il classico tedesco e il latino, solo a Monaco si può organizzare l’Oktoberfest e infatti gli altri tedeschi non ritengono neppure che la Baviera sia in Germania – racconta – tra i pregi c’è l’incredibile capacità organizzativa e il rispetto delle cose comuni. Il bavarese generalmente si fa i fatti suoi, non viene mai a disturbarti a casa se non preventivamente accordato, ma sa essere estremamente cordiale e sopratutto educato. Al lavoro chiunque incrociamo per i corridoi, anche se sconosciuto, è degno di essere salutato. Fra i difetti c’è per alcuni di loro la tendenza al nazionalismo, anzi al regionalismo: per queste persone esiste solo la Baviera e il dialetto bavarese (già il tedesco risulta difficile, figuriamoci comprendere il dialetto) e può accadere, come ho constatato personalmente, che una coppia di bavaresi si alzi dal tavolo di fianco al nostro per aver capito che di fianco a loro non c’erano persone tedesche. C’è però un famoso motto bavarese che recita “München ist bunt” (“Monaco è variopinta”), e per la maggior parte dei monacensi è motivo di orgoglio essere cittadini di una città multietnica”.

Alessandro però fa anche un po’ da moralizzatore, soprattutto per quanto riguarda il cappuccino dopo pranzo: “una cosa orribile, ma ho già istruito a dovere alcuni colleghi convertendoli ad un bell’espresso. Per il resto amano la cucina italiana, peccato per la loro abitudine a mettersi a tavola alle 18.00. Impensabile.”.

Italians, gli italiani all’estero, tra realtà e mito. “L’italiano è generalmente in grado di adattarsi a tutto, in questo siamo maestri, ovviamente con le dovute eccezioni. Gli stereotipi italiani sono duri a morire, sia quelli positivi che negativi: è consuetudine affidarsi a un italiano per inventare qualche momento di allegria, mentre puntano subito il dito se qualcuno di noi fa il “furbo”, cercando di aggirare qualche regola – rivela – a Monaco attualmente risiedono 40 mila italiani, molti dei quali attivi nel settore ristorazione, e proprio sul cibo, insieme a moda e clima c’è ben poco da dire: ci apprezzano oltremodo. Di cosa non si capacitano? Della nostra situazione politica, soprattutto dei nostri rappresentanti in Parlamento”.

Pendolare tra Monaco e Viareggio ancora per molto, perché, come confidato anche dai nostri precedenti intervistati “non ci sono ancora le condizioni per tornare definitivamente”. “Seguo costantemente l’evoluzione della situazione italiana, ma la vita lavorativa qui è ottima e le soddisfazioni non mancano, motivo in più per pensare a un futuro sempre più tedesco, anche se nella vita mai dire mai” conclude Alessandro.

No comments

*