Michael Cima, sotto al cielo d’Irlanda con la nostalgia dell’estate

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DUBLINO (IRLANDA) (di Alberto Pardini) – Dalla Passeggiata Margherita a Temple Bar, dalle affollate spiagge viareggine al freddo mare d’Irlanda, è questo il percorso intrapreso da Michael Cima, trentenne viareggino emigrato nella città che fu di Wilde, Shaw e Joyce.

Diplomato come perito tecnico commerciale nel viaregginissimo ITCT Carlo Piaggia, Michael ha proseguito il suo percorso scolastico presso la facoltà di Economia dell’Università di Pisa, dove ha conseguito la laurea triennale in economia aziendale e la specialistica in management e controllo con il massimo dei voti, “come moltissimi giovani della mia zona poi, durante gli studi lavoravo come bagnino, un lavoro che mette alla prova le capacità di relazione e la gestione di situazioni di stress” racconta.

“Fino al completamento del mio percorso di studi ero piuttosto ottimista circa il mio futuro, ma una volta conseguita la laurea specialistica mi sono reso conto che le prospettive di sbocco professionale erano tutt’altro che rosee – ricorda Michael – infatti o provare la strada della libera professione, con relativi tirocini sottopagati, esami di abilitazione e nuovi studi; o cercare lavoro nella zona, ma il periodo di crisi della città aveva comportato una chiusura del mercato del lavoro; terza e ultima possibilità invece era quella del trasferimento a Milano, capitale dell’alta finanza e città della mia squadra del cuore, ma dubitavo di riuscire a sopportare una città caotica, grigia, piena di smog e traffico. C’era anche una quarta opzione, una sorta di extrema ratio: andarmene dall’Italia”.

E alla fine, dopo valutazioni e riflessioni, la strada di Michael si è rivolta proprio in questa direzione: “è triste da dire, ma obiettivamente l’unica alternativa concreta se non si hanno attività o conoscenze importanti, genitori influenti oppure una determinazione tale da poter sopportare tutta la burocrazia italiana”.

Michael, fresco di specializzazione in tasca, inizia così la sua ricerca di una possibilità. La prima tappa – all’Informagiovani – non si rivela però all’altezza delle sue aspettative, un buco nell’acqua anche gli uffici di job placing e relazioni internazionali dell’Università di Pisa; quando la rassegnazione cominciava a farsi strada ecco l’opportunità: “con un po di rassegnazione tentai l’ennesimo ufficio Informagiovani versiliese, questa volta a Pietrasanta, dove fortunatamente trovo quello che stavo cercando: un bando di concorso per una borsa di studio comprensiva di scuola di lingua e stage in una città europea. La scelta è ricaduta su Dublino per quattro motivi: “lingua inglese, euro, e le mie passioni: rugby e birra”.

Inizia così l’avventura irlandese, ma Michael non è da solo, come racconta: “ho condiviso i primi 3 mesi della mia esperienza con altri 9 ragazzi toscani aiutandomi a superare lo smarrimento iniziale che viviamo tutti nelle prime settimane in un altro paese con usi e costumi diversi – ricorda – poco prima della fine del mio stage, il manager di allora mi chiese se fossi interessato ad un prolungamento della mia permanenza in azienda, la mia risposta fu senza indugio: si”.

L’azienda in questione si chiama IPSI, e si occupa di gestione del backoffice di aziende finanziarie ed assicurazioni vita, e necessitano persone di madrelingua straniera per gestire in maniera ottimale le varie operazioni da effettuare sulle polizze. “L’ambiente di lavoro è multiculturale, molto giovane specie se paragonata con la situazione italiana, informale e rilassata – racconta  Michael – Luogo  ideale per crescere umanamente e professionalmente, soprattutto considerando anche il gap linguistico che ovviamente necessita di tempo per essere colmato”.

Paese nuovo, usanze e costumi diversi: le differenze tra Irlanda e Italia. “Le differenze con l’Italia ci sono ma forse in maniera meno evidente di quello che possiamo pensare essendo l’Irlanda l’unica nazione anglosassone a maggioranza cattolica in Europa – spiega – ovviamente le differenze sostanziali sono a livello enogastronomico, dove l’Italia vince a mani basse, e a livello di carico fiscale a favore dell’Irlanda, dove per redditi fino a 30mila euro si è tassati al 20%”. E gli irlandesi? “Simpatici e socievoli, specialmente a Dublino, dove ovunque si vada lo straniero è sempre ben accetto per una pinta e quattro chiacchiere al bancone di un pub. Anche per questo ambientarsi non è stato difficile”.

L’altra faccia della medaglia. “Mi manca l’estate così come la intendiamo noi, e si, anche la mia Viareggio nei suoi tratti più veri e sinceri – confida Michael – su Dublino soffia spesso un vento gelido, e questo porta molti italiani a preferire mete come Londra o Spagna in genere”. “L’italiano all’estero cerca di far gruppo con i connazionali e parlare spesso la sua lingua natia, ma sa anche farsi voler bene e questo gli apre molte porte, nonché riduce il gap che spesso la lingua comporta”.

Tornare indietro? Purtroppo al momento attuale non vedo le condizioni per un possibile ritorno in patria – spiega – stipendi più alti, pressione fiscale più bassa, contratti a tempo indeterminato, sono tutte utopie in Italia, ma realtà concrete in altri paesi europei, Irlanda compresa”.

Spero vivamente che la situazione italiana si sblocchi, soprattutto nel riuscire a valorizzare i giovani, ricchi di energia ed iniziativa, in modo da tornare ai fasti di un tempo” conclude Michael.

 A Michael Cima i migliori auguri e un grazie per la disponibilità da parte della redazione di TgRegione.it.

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