L’equitazione italiana: Federico Caprilli

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VIAREGGIO – ( di Paola Apolloni ) – Al giorno d’oggi l’uso del cavallo si è ormai caratterizzato – in tutto il mondo – non più come forza motrice ma come vigoroso elemento trainante nei settori produttivi, come del Turismo Culturale, dello Sport, della Medicina Veterinaria, della Zootecnia, dell’Ordine Pubblico, della produzione di Latte anti-allergico, della moderna Riabilitazione di Politraumatizzati e, di conseguenza, nelle attività indotte della Selleria, della Mascalcia, del Grooming, dell’ Abbigliamento, della Ristorazione e delle attività Alberghiere. L’equitazione è tra i pochi sport che hanno in sé una moltitudine di discipline, come l’horseball, monta americana, monta inglese, polo, endurance, volteggio, trekking, etc. Tutte però fanno riferimento all’equitazione italiana; infatti, errato oramai è parlare di monta inglese, ma giusto è dire monta italiana. Nell’arte equestre, fu proprio un italiano a codificare le basi tecniche della Equitazione Moderna: Federico Caprilli (n. a Livorno 1868;  m. a Torino 1908).  è da considerare il codificatore del Sistema di Equitazione Naturale, adottato prima dalla Cavalleria Militare Italiana  e poi diffusosi in tutto il mondo per la sua semplicità, per la sua efficacia e per la sua eleganza. Il Sistema Caprilliano deve il suo successo alla caratteristica di consentire al cavallo la possibilità di muoversi naturalmente, cioè senza l’impaccio né il dolore di una monta coercitiva o di morsi repressivi, durante le diverse andature (passo, trotto,  galoppo) e durante il salto degli ostacoli.

Federico Caprilli riusciva a far saltare con scioltezza gli ostacoli desiderati, a cavalli soltanto mezz’ora prima giudicati da altri unanimemente e liquidati come riottosi ed apparentemente indomiti. Egli, semplicemente, rendeva il cavallo libero di trovare il proprio equilibrio, pur eseguendo, docilmente e in modo efficace, gli esercizi richiesti dal cavaliere che aveva in sella.

Caprilli impose, con la modestia degli uomini di Valore e con l’efficacia della passione, il suo metodo di Equitazione a tutto il mondo. La sua forza  risiedeva nella capacità di osservare il comportamento naturale del cavallo, di costruire un ragionamento logico, di affinare la conoscenza ammettendo i propri errori,  di presentarne la validità con l’evidenza dei fatti e l’affidabilità dei risultati. Da lui vennero ad imparare da tutta Europa e non solo. Addirittura i francesi vennero a far lezione di nascosto. Nel 1902 nel concorso internazionale di salto ostacoli di Torino, Federico Caprilli per la prima volta saltò con il cavallo Melope più di due metri d’altezza. Lui, oramai definito il “cavaliere volante”, era entrato nella storia. Il suo innovativo metodo di montare in leggerezza, le modifiche fatte alla sella, sono tutt’oggi attive, e ritenute le uniche e valide nel montare e stare con il cavallo. Dai principi di Federico Caprilli , inoltre, è nata la base per l’attuale studio etologico dei cavalli, sviluppato dall’Università di Pisa, da cui è nato il primo libro in cui un Etologo (dicasi tale solo lo studioso munito di laurea), ed un addestratore hanno unito le loro conoscenze scientifiche e tecniche. Il libro “cavalli allo specchio” scritto da Paolo Baragli e Marco Pagliai è un ottimo lavoro di unione di due mondi: la scienza e la pratica, partendo dai principi e metodi che dai primi del 1900 Federico Caprilli menzionava. In Italia come ogni cosa non viene mai valorizzata e pertanto viene persa. Amiamo sempre ciò che viene da fuori senza mai capire e mantenere le nostre radici. La monta inglese, è la base tutte i modi di montare a cavallo, o di viverlo da terra; questi hanno le basi e le fondamenta delle innovazioni del Sistema di Monta Naturale di Federio Caprilli. Da ricordare inoltre, che egli ha sempre montato cavalli di razza italiana, e con essi ha raggiunto ottimi risultati. Il parco cavalli italiano è eccezionale, e andrebbe anch’esso maggiormente rivalutato. Purtroppo, oggi tante razze si sono perse. Sapere da dove veniamo, ed avere cultura della storia, e la base fondamentale per capire ciò che siamo e in quale direzione bisogna andare.

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