Coraggio

(di Claudia Castellucci) – “Ti manca tanto?”

Ritornai alla realtà bruscamente, un biglietto di solo ritorno da quella fitta metropoli di pensieri che mi ero costruito in testa.

La voce a cui apparteneva la domanda era di una ragazza sorridente, con il colore dei capelli più scuro di quello che il verde degli occhi avrebbero suggerito. Bella, di sicuro. 

Per un attimo pensai che mi stesse chiedendo se mi mancasse tanto Sofia. Poi capii.

Le serviva il vogatore per concludere il suo circuito di esercizi in palestra.

Sorrisi, che cosa stupida la grammatica. La stessa frase per chiedere se mi manchi tanto Sofia o mi manchi tanto per finire. Che poi forse non era così diverso. Lei voleva sapere tra quanto potesse remare e io tra quanto potessi ri-amare.

Avevamo in comune una cosa, oltre al sudore sulla pelle e una patina di piacevole imbarazzo addosso che un asciugamano da solo non avrebbe portato via.

Coraggio. Mi dissi, dille che ti manca ancora. Mandala via. No, chiedile di aspettarti, di darti un attimo ancora, ancora-ggio. Non capivo se ci volesse più coraggio a piantare l’ancóra e rimanere lì tra i miei vorrei o al contrario, salpare finalmente verso l’incerto. Il nuovo. 

Sì Perché il coraggio è un’azione di cuore, è un cuoraggio. Lo dice la sua origine provenzale. Corage – dal latino cor, cuore.

È il colpo di testa che manda la palla in porta, è una mossa che presta l’ampiezza del petto a qualsiasi cosa avvenga. Touché. Toccato, finalmente. Pensavo di non riuscire a sentire più niente. 

E invece eccomi lì, trafitto da un dardo spezzato, quello della monotonia, della malinconia. Avevo spezzato le mie catene ma per fortuna, o per coraggio, il cuore era, di nuovo, intero.