Tito Livio aveva ragione: “Versilia Estruscorum antequam Ligurum”

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SERAVEZZA – (di Valentina Mozzoni ) – Si è tenuta presso la Sala Romeo Salvatori della Pro Loco di Seravezza, la Conferenza sulla Versilia Estrusca, Ligure e Romana, a cura del Prof. Enrico Baldi, nato a Pozzi di Seravezza, dove tuttora risiede, che iniziò la sua carriera come maestro di scuola primaria per poi laurearsi in Letteratura Italiana e Storia nel 1970. Fu proprio con la tesi di laurea che diede vita ad un progetto che lo accompagnò a lungo, precisamente fino a che, nel 2015, non pubblicò un volume intitolato, “Richerche e Precisazioni su Enrico Pea” nel quale, oltre ad illustrare la figura e l’opera dello scrittore, mise in evidenza lacune ed inesattezze di carattere bio-bibliografico presenti in determinate pubblicazioni, seppur valide nel loro complesso. In pensione dal 1994, ha continuato ad occuparsi delle realtà della sua terra, dalla storia al dialetto, dalle manifestazioni folcloristiche  all’associazionismo. Il tema della conferenza è stato quello dei ritrovamenti archeologici avvenuti, per puro caso, nel 1984, nell’abitazione di sua proprietà, durante uno scavo dovuto ad una ristrutturazione edilizia  in via Serra, località Pozzi di Seravezza. “Probabilmente altri non avrebbero dato troppa importanza ad un simile rinvenimento, scambiando il materiale venuto alla luce per semplici frammenti di mattone o vasi da fiori – afferma il Prof. Baldi – ma io che appartenevo al gruppo speleologico e archeologico versiliese, e avevo da poco partecipato ad altri scavi, fatti in località Crociale, nel Comune di Pietrasanta, durante i quali era emersa una struttura di epoca romana contenente urne cinerarie, compresi che poteva trattarsi di qualcosa di molto rilevante. Mi rivolsi subito a chi di dovere e in effetti, dal punto di vista storico, questa fu un ulteriore conferma della presenza etrusca, stanziale e non di passaggio, in quel periodo sul nostro territorio, ed era stato proprio Tito Livio a sottolineare, per primo, questo aspetto nei suoi scritti”. Interessante anche l’ipotesi secondo la quale la toponomastica potrebbe far derivare il nome della località “Pozzi”, non come si è stati soliti pensare, fino ad oggi, dalla presenza di pozzi per l’acqua, bensì dalla graduale trasformazione etimologica della parola “Poggi”.

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