Torna il Palio dell’Assunta: dopo il caso Tornasol occhi puntati sui cavalli

SIENA – ( di Paola Apolloni, Centro Ippico Il Sentiero di Viareggio ) – Questi oramai ultimi giorni d’estate vedono l’avvicinarsi di uno degli eventi più importanti ed emozionanti per i Senesi:  infatti,  il 16 di agosto, nuovamente si disputerà la corsa del Palio dell’Assunta. Dopo le ultime critiche degli animalisti più accaniti che hanno tifato per il cavallo Tornasol nel Palio del 2 luglio, dove ha visto il ritiro del binomio della Tartuca, e l’intervento della Procura che ha ordinato degli esami atti ad “accertare eventuali cause della alterazione psicofisica dell’animale”, questa ultima giornata di Palio del 2017 di sicuro avrà più che mai gli occhi puntati addosso.

Spesse volte, purtroppo, si giudica senza conoscere, e soprattutto conoscere il cavallo e come è nata una tradizione popolare antichissima che ha origini sin dal medioevo. In Toscana il popolo di Siena è quello che di sicuro nel cavallo pone più rispetto e controllo. La carnalità che i Senesi hanno in questa tradizione si fonda il più possibile nel rispetto verso il cavallo; infatti, uno dei tanti esempi che si possono fare, è che il Comune di Siena, in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato, ha istituito un pensionario per i cavalli che hanno corso il Palio, dove questi vengono accolti se o per motivi fisici o di semplice età non possano più correre l’ambita corsa, e sempre in Siena vi è una delle più importanti cliniche veterinarie italiane per equidi.

Il cavallo Tornasol, mezzo sangue anglo-arabo, nella sua “non corsa” del 2 luglio, è stato giudicato un eroe, come se il cavallo fosse munito di razionalità, e che con volontà, e con una vena di dispetto, abbia disobbedito al suo fantino pluriesperto. Non c’è errore più grande nell’umanizzare un cavallo o un animale in genere, e non cercare di capire la mente e le reali necessità di esso. Un cavallo che per qualche motivo si rifiuta di fare una cosa, può essere dovuto da tantissimi elementi: nervoso sentito e trasmesso dagli altri cavalli, dall’ambiente e dal fantino, stress accumulato, stanchezza, difficoltà visiva di messa a fuoco, situazione di malessere interiore fisico, come anche fine intervento stesso del fantino (come a volte avviene nelle corse agli ippodromi), eccetera, eccetera, eccetera… Fatto sta che giustamente la Procura vorrà veder chiaro, con gli esami tossicologici.

Unico appunto che si potrebbe fare del Palio, è che esso nella sua secolare storia ha visto correre cavalli di tutte le razze, ed addirittura, proprio per la sicurezza, dopo il 1793, venne proibito di far correre cavalli purosangue inglesi, berberi ed arabi. Nelle corse moderne partecipano invece cavalli mezzo sangue incrociati almeno tre quarti con purosangue inglese e spesso un quarto di sangue arabo, o sardo. Logicamente per la pista dove devono correre, questi sono troppo veloci e con arti più fragili e delicati rispetto ad altre razze. L’utilizzo sempre più spinto di cavalli veloci ed insanguati, troppo simili come prestazioni al purosangue inglese, ed il business che vi è nato, ha portato all’incremento di infortuni di cavalli, e a presentare animali troppo nervosi per la gara stessa. Probabilmente fare un passo indietro con soggetti un poco meno prestanti ed insanguati, e con un maggiore diametro di stinco sarebbe meglio, ma come poter fare un passo indietro senza nulla togliere ai Senesi?

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