Il dibattito sul nuovo reddito di reinserimento al lavoro entra nel vivo in Toscana, con un confronto serrato in Commissione tra maggioranza e opposizione sui criteri di accesso, sulle risorse disponibili e sull’effettiva capacità del sistema pubblico di accompagnare i beneficiari verso una nuova occupazione.
A sollevare una serie di interrogativi è stato il portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi, che ha chiesto chiarimenti sulle economie di bilancio di Arti, l’Agenzia regionale per l’impiego, e sulla reale efficacia dei Centri per l’impiego nel garantire servizi diffusi sul territorio. Tra i nodi posti sul tavolo anche l’utilizzo del contributo economico: i 500 euro previsti dalla misura potranno essere spesi liberamente o dovranno essere rendicontati? E ancora, perché fissare la soglia Isee a 15mila euro e se i beneficiari saranno tenuti a informare gli enti locali. Tomasi ha infine sottolineato la necessità di una valutazione finale sull’impatto dei percorsi formativi.
Dubbi condivisi anche da Luca Minucci (FdI), che ha chiesto di chiarire come sia stata individuata la platea stimata di 11mila potenziali beneficiari: un numero calcolato su criteri certi o una stima teorica? Più critico l’intervento di Gabriele Veneri (FdI), che ha definito il contributo una sorta di “elemosina” più che un vero sostegno, mettendo in discussione anche l’efficacia dell’orientamento professionale offerto. «Non si deve formare per ciò che piace – ha affermato – ma per ciò di cui il sistema produttivo ha realmente bisogno».
A rispondere alle osservazioni è stato Cannoni, che ha ricostruito l’origine delle risorse di Arti. Le economie di bilancio, ha spiegato, derivano da fondi assegnati a partire dal 2019, quando il Ministero del Lavoro varò un piano nazionale di rafforzamento dei Centri per l’impiego. Alla Toscana furono destinati circa 60 milioni di euro una tantum per strutture e immobili, oltre a risorse stabili per l’incremento del personale. La Regione ha scelto di utilizzare prioritariamente i fondi a rischio di restituzione, generando nel tempo economie utili.
Cannoni ha inoltre rivendicato il ruolo della Toscana come regione leader nelle politiche attive del lavoro, in particolare nell’incrocio tra domanda e offerta. I 500 euro previsti dal reddito di reinserimento, ha aggiunto, si basano su uno studio Irpet e su modelli europei già riconosciuti dalla Commissione Ue come unità di costo standard per sostenere le spese dei disoccupati inseriti in percorsi formativi. Per questo motivo, l’amministrazione non ritiene necessario controllarne l’utilizzo puntuale.
Sul fronte della maggioranza, Mario Puppa (Pd) ha ricordato come l’investimento complessivo abbia permesso un progetto strutturale di lungo periodo, portando il personale dei Centri per l’impiego da 405 a 975 unità. Irene Galletti (M5S) ha parlato di uno sforzo importante in un mercato del lavoro in rapida trasformazione, dove anche l’intelligenza artificiale sta cambiando le modalità di incontro tra competenze e imprese, sottolineando però la necessità di rispettare le attitudini individuali dei lavoratori. Massimiliano Ghimenti (Avs) ha infine richiamato l’attenzione sulle persone escluse dal mercato del lavoro, come i caregiver, che necessitano di tutele specifiche.
A chiudere i lavori è stata la presidente della Commissione, Brenda Barnini, che ha definito la destinazione di 23 milioni di euro a questa misura sperimentale una scelta politica chiara, orientata alla presa in carico della persona. Un investimento che, secondo Barnini, non riguarda solo il welfare, ma anche la tenuta del sistema economico regionale: senza il patrimonio di competenze dei lavoratori, ha concluso, la Toscana rischia di perdere non solo occupazione, ma anche la capacità stessa di fare impresa.



