La Toscana è “permeabile alle infiltrazioni mafiose, con alcuni fattori di vulnerabilità”, ma allo stesso tempo dotata di “anticorpi nella società e nelle istituzioni”. È questo il quadro che emerge dall’ultimo Rapporto Irpet su illegalità e criminalità organizzata nell’economia regionale, presentato a Palazzo Strozzi Sacrati.
Secondo il report, l’economia non osservata — tra sommersa e illegale — supera i 14 miliardi di euro, pari al 10,3% del Pil regionale, mentre l’evasione Irpef raggiunge i 2,4 miliardi. Dati che fotografano una realtà complessa, dove accanto a segnali di solidità emergono criticità da non sottovalutare.
Tra i principali indicatori di infiltrazione mafiosa figurano i reati economici e fiscali, come false fatture, evasione, contraffazione, società di comodo e riciclaggio. Si tratta spesso della porta d’ingresso della criminalità organizzata, che tende a inserirsi nei settori più dinamici e redditizi.
Le mafie, sia tradizionali che straniere, si muovono infatti nelle aree produttive più attive della regione, in particolare tra Firenze, Prato e Pistoia, oltre che nei territori costieri legati alla logistica. I comparti più esposti risultano essere il manifatturiero, il turismo, la ristorazione e la gestione dei rifiuti.
Nonostante questi elementi, il livello complessivo di rischio per la Toscana viene classificato come medio-basso: nella graduatoria nazionale delle regioni italiane si colloca al 9° posto. Tuttavia, il territorio resta strategico per le organizzazioni criminali, soprattutto come area in cui investire e reinvestire proventi illeciti.
La presenza mafiosa non si manifesta in modo violento o attraverso il controllo diretto del territorio, ma piuttosto tramite una progressiva e silenziosa mimetizzazione nell’economia legale, rendendo più difficile individuarla e contrastarla.
“Contro le infiltrazioni mafiose le istituzioni devono lavorare insieme, facendo innanzitutto funzionare i canali di informazione reciproca”, ha dichiarato il presidente Eugenio Giani in occasione della presentazione del rapporto.
“Il tessuto produttivo toscano mostra segnali di tenuta ma anche vulnerabilità localizzate e settoriali che meritano forte attenzione. Con l’impegno congiunto delle istituzioni possiamo ottenere risultati importanti”, ha aggiunto.
Secondo Giani, la condivisione delle informazioni è fondamentale per attivare strumenti legislativi e amministrativi efficaci, veri e propri “anticorpi” contro i fenomeni mafiosi. Il rapporto Irpet si conferma così uno strumento essenziale per orientare le politiche pubbliche e rafforzare le strategie di contrasto alla criminalità organizzata.
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