Via libera dalla commissione Bilancio e Affari istituzionali del Consiglio regionale al Documento di economia e finanza regionale (Defr) 2027. Il documento, approvato con il voto favorevole della maggioranza e il contrario di Fratelli d’Italia e Forza Italia, viene definito un atto “di transizione”, in attesa della definizione dei nuovi quadri programmatici nazionali e regionali.
Le previsioni contenute nel Defr indicano una crescita del Pil toscano dello 0,5% sia nel 2026 sia nel 2027, in linea con le stime nazionali. Secondo il quadro economico tracciato dalla Regione, i consumi delle famiglie sono attesi in moderato aumento, l’export dovrebbe recuperare e l’occupazione dovrebbe mantenersi stabile, anche se con un ritmo di crescita più contenuto.
Tra gli elementi di maggiore attenzione c’è il possibile rallentamento degli investimenti pubblici dopo la conclusione delle risorse legate al Pnrr. Il documento evidenzia infatti il rischio di una brusca frenata della spesa per opere e interventi se non saranno individuate nuove fonti di finanziamento.
Nel Defr è inserita anche una prima stima prudenziale del Fondo sanitario regionale 2027, pari a circa 8,5 miliardi di euro, con un incremento dello 0,5% rispetto al 2026. La cifra resta comunque in attesa della definizione del nuovo “Patto per la salute”. Confermato inoltre il limite massimo autorizzatorio all’indebitamento regionale per il triennio 2026-2028, fissato a 941 milioni di euro.
Il documento interviene anche sul piano di razionalizzazione delle società partecipate regionali. Per Cosvig è previsto il riconoscimento della personalità giuridica della nuova Fondazione entro il 31 ottobre 2026, mentre il trasferimento del ramo d’azienda è programmato entro il 31 dicembre. Il ramo commerciale resterà invece alla Regione, che trasformerà la società in una Srl.
Per Fidi Toscana e Sviluppo Toscana prosegue il lavoro sull’operazione relativa all’acquisizione delle quote di Fidi in Sici Sgr da parte di Sviluppo Toscana, con la valutazione di un possibile ingresso totalitario oppure di un accordo condiviso con la Regione Umbria.
Sul fronte dei poli fieristici è stata invece accantonata l’ipotesi di una fusione o di una holding unica tra Firenze Fiera, Arezzo Fiere e Congressi e CarraraFiere. I soci pubblici hanno scelto di mantenere l’autonomia delle singole società, puntando sul rafforzamento delle collaborazioni operative e commerciali.



