Tragedia nell’azienda agricola, condannato il titolare: l’operaio morì per lo scoppio di un pneumatico

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MASSAROSA – ( di Letizia Tassinari ) – E’ stato condannato a un anno e 8 mesi  Pietro Casali, titolare dell’azienda agricola di Massarosa dove mori Mariano Pierini.

Alle parti civili, la moglie e i figli difesi dall’avvocato Fabrizio Bartolini, e gli altri figli avuti da un precedente matrimonio, assistiti dall’avvocato Pietro Cupido, il giudice del tribunale di Lucca ha assegnato una provvisionale di 80mila euro.

La tragedia sul lavoro era avvenuta il 3 marzo del 2014.  Aveva appena terminato di sostituire un pneumatico al suo trattore, all’interno di un’azienda agricola in via Cala Grande in località Pian di Mommio, quando l’agricoltore Mariano Pierini, 55enne massarosese e padre di quattro figli, dipendente della ditta Pietro Casali, morì. Voleva terminare il suo lavoro prima di andare a mangiare, sostituendo anche il pneumatico posteriore quando improvisamnete, mentre stava completando l’operazione, la grossa gomma era esplosa e il pesante cerchione in acciaio lo aveva investito in pieno volto, scaraventadolo a qualche metro di distanza e uccidendolo sul colpo. Al momento del tragico incidente l’uomo era solo all’interno del capannone. Sul luogo della tragedia erano intervenuti sia i vigili del fuoco del distaccamento di Viareggio che i carabinieri del radiomobile coordinati dall’allora tenente Grazia Centrone per i rilievi del caso. Il personale sanitario dell’ambulanza del 118, purtroppo, niente aveva potuto fare e al medico non era rimasto che constatare la morte dello sfortunato 55enne. Mariano Pierini era assunto regolarmente e stava riparando uno degli attrezzi che normalmente utilizzava per la sua attività. Conosciuto nel mondo del carnevale di Viareggio, era un trattorista ufficiale, e il giorno prima, per l’ultima volta ha trainato il carro di Fabrizio Galli. Il capannone, a causa dello scoppio, aveva subito danni di rilievo e la copertura in plastica sul tetto si era sfondata.

La richiesta di rinvio a giudizio per l’imputato era stata formulata dal pm Aldo Ingangi: Mariano Pierini stava lavorando su un trattore per realizzare “opere di adattamento e montaggio di una coppia di cerchi con gomme con evidenti tracce di usura»”.  Operazione, scriveva l’accusa, “tramite l’utilizzo di giunti realizzati artigianalmente, interventi eseguiti con utensili elettromeccanici generanti calore e scintille, ed in particolare di una saldatrice elettrica tramite la quale, con il pneumatico in pressione, a 2,5 bar, saldava al cerchione di una ruota per trattore agricolo due golfari in metallo, con il risultato di generare, per conduzione, un surriscaldamento del cerchione e, conseguentemente delle camera d’aria aderente allo stesso cerchione”.  L’operaio morto- secondo l’accusa – lavorava “senza informazione sulle procedure da seguire e sui conseguenti rischi connessi al tipo di lavorazione. E senza predisposizione di idonee cautele”. E al datore di lavoro, oggi condannato, venne imputato di “non aver elaborato il documento sulla sicurezza”, previsto per legge, e di non averlo formato sull’utilizzo della saldatrice.

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