La tratta marittima che collega Piombino a Portoferraio è una delle più inquinate d’Europa, solcata da una flotta di traghetti obsoleta che minaccia direttamente la salute degli abitanti dell’Isola d’Elba. E’ questo il quadro allarmante emerso a Portoferraio durante il convegno “Il Corridoio Blu”, dove l’organizzazione Transport and Environment (T&E), in collaborazione con l’associazione Cittadini per l’Aria, ha presentato il nuovo studio nazionale “Traghetti elettrici: avanti tutta!”.
Il dossier fotografa una situazione critica per l’Italia, che detiene il comparto di traghetti più inquinante dell’Unione Europea, responsabile da solo del 40% delle emissioni totali di Co2 generate dai traghetti nell’intero Mar Mediterraneo (circa 2.4 milioni di tonnellate annue). A pesare è l’anzianità dello scafo, l’età media delle navi italiane infatti è di 33 anni, ben 7 in più rispetto alla media europea.
Nonostante l’entrata in vigore della zona Seca (l’area a emissioni di zolfo controllate che impone carburanti più puliti o filtri scrubber), i livelli di tossicità nei porti toscani restano pericolosi. A Portoferraio per esempio l’inquinamento da zolfo generato dai traghetti è ben 165 volte superiore a quello espresso da tutte le auto circolanti sul territorio. A Piombino invece i fumi delle navi superano di 72 volte l’inquinamento delle vetture a terra. Meglio Livorno, dove le emissioni portuali sono 17 volte più elevate rispetto al comparto auto.
Questo surplus di emissioni ha un impatto diretto sulla popolazione. Le relazioni scientifiche presentate dall’epidemiologa Carla Ancona e dal direttore dell’ospedale di Portoferraio, Paolo Marzorati, hanno confermato che l’area portuale di Portoferraio mostra tassi di malattie non trasmissibili significativamente più alti rispetto al resto dell’Isola d’Elba e sopra la media della Regione Toscana.
L’elettrificazione totale della rotta Piombino-Elba non è un’utopia, ma la rotta più logica ed economica. Secondo gli autori dello studio, Carlo Tritto e Leo Tricaud, il canale di Piombino è in assoluto il candidato ideale in Italia per diventare la tratta pilota della transizione marina.
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