Tramezzini e avocado, la fantasia italiana conquista i palati di New York

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NEW YORK – ( di Eleonora Pieroni ) – Ancora un po’ d’Italia a New York, sei giovani animano con le loro iniziative tanto originali quanto riuscite il mondo della “ristorazione” della grande mela. Lo sapevate che il tramezzino deve il suo nome addirittura a Gabriele D’Annunzio? Fatto stà che Filippo Paccagnella, da dieci a New York, per fare l’architetto, suo fratello Massimiliano, anche lui da tre anni nella Grande Mela, e il padovano Davide Pedon, manager di una importante industria alimentare, tutti e tre veneti si sono inventati “tramezzininyc”, forti di un’idea tanto semplice, quanto innovativa, hanno registrato il marchio «Tramezzini» in tutti gli Stati Uniti e anche in Canada. Tra i loro clienti aziende di primo piano come la Samsung o la Chase Bank, ma anche il Consolato Italiano a New York, dove lo scorso ottobre hanno conosciuto il sindaco di Venezia Brugnaro, con il quale si sono fatti l’immancabile selfie, poi postato su un profilo Instagram molto attivo. Un anno fa erano sbarcati allo Smorgasburg, mercato di Brooklyn che il New York Times ha definito la «Woodstock dell’alimentare», dove arrivano solo coloro che sanno portare qualche innovazione nel food. Il prossimo 26 maggio apriranno il primo negozio specializzato in soli tramezzini nel Lower East Side di Manhattan, autentica «mecca» newyorkese.Una decina di posti a sedere, il negozio sarà focalizzato sull’asporto e sui catering visto che si tratta di un prodotto che funziona bene per gli uffici. Al mattino, per le colazioni, ci sono anche i tramezzini con la Nutella, poi, per dare anche all’occhio la sua parte, i tramezzini al forno, croccanti, per l’inverno, quelli in cono, più comodi da mangiare. Ancora devono nascere e già inseguono il sogno di aprire una catena andando anche oltre New York, per esempio a Miami. Il segreto è nella qualità dei prodotti, pane bianco che arriva direttamente dal Veneto, come la gran parte degli ingredienti usati, unita a fantasia tipicamente italiana, cordialità ed un pizzico di buon umore. Cosi’ anche i newyorkesi stanno scoprendo che un semplice tramezzino può costituire un’esperienza culinaria stratosferica.

Ma c’è dell’altro, l’idea è tutta italiana e anche se i prodotti non lo sono, tre giovani, Francesco Brachetti e Alberto Gramigni, di Prato, con il loro amico Alessandro Biggi, di Modena, hanno aperto a Brooklyn, New York, un locale che serve solo avocado, il successo è stato enorme.  Il New Tork Times ne ha parlato ancora prima che aprisse, ed il bar già dai primi giorni ha fatto il tutto esaurito, un piccolo locale aperto a Industry City, nella parte bassa di Brooklyn, che sta già facendo parlare di sé tutta New York e non solo. L’idea iniziale è di Francesco Brachetti, 29 anni, di Prato, laurea in Economia e Finanza alla Bocconi di Milano e double degree in International Management tra Barcellona e Rotterdam. Su questo bar specializzato solo in avocado, il frutto verde che cresce in Messico e in tutta l’America centrale, hanno acceso i riflettori il New York Times e anche la Fox, tutta pubblicità per i tre ragazzi, che pensavano di partire in salita e si sono trovati davanti un’autostrada in discesa. Solo nella prima settimana abbiamo già avuto oltre 1500 clienti, il segreto è semplice: l’avocado, rigorosamente acquistato in Messico, è alla base delle decine di piatti che ogni giorno vengono serviti. Pietanze fredde o calde, energetiche e leggere, rapide da consumare com’è la necessità della clientela. Biggi, all’Avocaderia, si occupa principalmente di marketing e non potrebbe essere alto visto che dagli studi alla Bocconi ha inanellato una serie di successi imprenditoriali con pochi precedenti, dopo un primo grande affare, Biggi lancia un’altra progetto di web marketing, una piattaforma creativa per la produzione di video pubblicitari, nata a Venezia da un team di italiani e cresciuta negli States dove vanta collaborazioni con diverse marchi mondiali. Ma per Alessandro innovare è vivere, così accetta con entusiasmo la proposta di Francesco Brachetti, suo ex compagno di università. L’idea di “Avocaderia” lo travolge, lascia Seattle e si trasferisce a New York dove apre il primo progetto gastronomico.

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