Sono passati tre anni da quel tragico aprile che sconvolse il mondo della sanità e l’intera comunità. L’omicidio della psichiatra Barbara Capovani, avvenuto davanti al reparto Spdc del Santa Chiara di Pisa, rimane una ferita aperta e uno “spartiacque” che ha imposto una riflessione profonda sulla vulnerabilità di chi lavora in prima linea.
Oggi, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana (Aoup) e l’Azienda USL Toscana nord ovest ricordano la collega non solo come vittima, ma come simbolo di una dedizione professionale che deve essere protetta con ogni mezzo necessario.
Garantire la sicurezza in luoghi che, per loro natura, devono restare aperti e accoglienti è una sfida complessa, basti pensare che ogni anno l’Aoup gestisce circa 92mila accessi al Pronto Soccorso e oltre 300mila attività ambulatoriali. Stessa situazione anche per l’Ausl Toscana nord ovest che con i suoi 14mila dipendenti, registra 443mila accessi ai PS e milioni di prestazioni territoriali.
Dal marzo 2024, con la firma di un protocollo d’intesa in Prefettura, le due Aziende sono state pioniere in Italia nella gestione delle emergenze legate alla violenza. Le misure adottate sono numerose e in costante aggiornamento, fra queste troviamo l’introduzione di dispositivi indossabili “easy touch” per il personale che effettua visite domiciliari e pulsantiere di emergenza nei reparti; la presenza di guardie giurate h24 nei varchi e nelle aree a rischio (come i Pronto Soccorso); l’installazione di vetri divisori nei front-office e sportelli per il pubblico, e tanto altro ancora.
“Ricordare Barbara Capovani è un dovere morale e professionale -ha dichiarato Katia Belvedere, direttrice generale dell’Aoup -. La violenza contro i sanitari è inaccettabile. Confermiamo il nostro impegno assoluto per creare un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso, dove la cura non sia mai minata dalla paura”.
Le fa eco Maria Letizia Casani, direttrice generale dell’Asl Toscana nord ovest: “Barbara rimarrà nel cuore di tutti noi come simbolo di dedizione. Onoriamo la sua memoria con la politica della tolleranza zero verso le aggressioni. Ma oltre ai sistemi di sicurezza, serve un salto culturale della comunità: chi cura deve essere rispettato”.
Tre anni senza Barbara Capovani: la sicurezza negli ospedali resta la priorità assoluta




