“GiBì Baronchelli. Dodici secondi” di Giancarlo Iannella: la recensione di Aldo Belli sull’affascinante storia di un campione di ciclismo

VIAREGGIO – ( di Aldo Belli ) – «GiBì Baronchelli. Dodici secondi» di Gian Carlo Iannella è l’affascinante storia di uno dei più grandi campioni del ciclismo italiano. Il sottotitolo è il marchio stampato sul Giro d’Italia 1974, i dodici infiniti secondi che separarono Baronchelli da Eddy Merckx dopo 4,001 km e oltre 113 ore di corsa (edizioni Lyasis, prefazione di Marco Pastonesi, in libreria e on line).

L’agonismo, la sua vita, il suo modo di vedere lo sport e il mondo. Iannella ricostruisce con ricchezza di motivi e con l’impronta del migliore giornalismo sportivo e biografico, l’esperienza umana e sportiva di un grande campione del ciclismo italiano. Rievoca il sapore di un’epoca per chi c’era e la rivela a coloro che ancora non erano nati, attraverso Baronchelli, nella quale gli uomini nello sport valevano più del denaro che girava intorno ai campioni e alle gare.

Gianbattista Baronchelli nacque a Ceresara, in provincia di Mantova, il 6 settembre 1953. Quando nel 1974 si affaccia al professionismo è poco più che ventenne. E’ il settimo di nove figli, una famiglia di contadini, inizia a correre a 15 anni seguendo il fratello Gaetano, di un anno più vecchio, e il gioco finisce per diventare la sua professione.

Nel 1973 «Tista» per gli amici e «Gibì» per i tifosi si era già distinto vincendo il Giro d’Italia per dilettanti e il Tour de L’Avenir (l’equivalente francese).

Confessa Baronchelli: «Ancora oggi, quando mi invitano alle feste mi presentano come il perdente: non dicono mai Baronchelli che ha vinto questo e quello, ma Baronchelli che ha perso il Giro… non è proprio il massimo, ma le cose sono andate così, dovevano andare così: bisogna accettare il verdetto».

Il verdetto di Iannella è quello di un uomo al quale, viceversa, quell’evento è diventato un ricordo al quale si è affezionato, perché non fu una sconfitta: quel secondo posto alle spalle di Merckx e davanti a Gimondi, per un debuttante al Giro era da considerare un grande risultato. Chi capisce di ciclismo e non ragiona soltanto in base agli ordini d’arrivo lo sa.