Trentarighe, il libro della settimana è “Massofobia, l’Antimafia dell’Inquisizione”

VIAREGGIO – ( di Aldo Belli ) – Il Gran maestro Stefano Bisi è uscito con il suo ultimo libro: interessante lettura sotto molteplici aspetti, e conferma del profilo culturale dell’autore, senese classe 1957, giornalista («Massofobia. L’Antimafia dell’Inquisizione», edizioni Tipheret).

Il numero uno del Grande Oriente d’Italia ha voluto ricostruire – dal suo punto di vista quale diretto protagonista – l’ordine di sequestro degli elenchi dei liberi muratori di Sicilia e Calabria da parte della Commissione Parlamentare Antimafia avvenuto nel 2017. «Pensiamo sia doveroso fare conoscere non solo ai fratelli, ma anche agli uomini liberi e coscienti, gli avvenimenti ed i fatti che attraverso meri teoremi e senza alcuna reale notizia criminis hanno portato i membri della Commissione Antimafia, alcuni colpiti da vera e propria massofobia» scrive Bisi, «a sostenere l’assunto delle infiltrazioni mafiose all’interno della Massoneria regolare senza distinguo e senza porsi il minimo dubbio. Questo singolare modo di pensare unitamente ad alcuni disegni di legge palesemente antimassonici che si rifanno alla legge fascista che mise al bando la Libera Muratoria devono fare riflettere non solo i massoni…».

L’impressione è che il libro intenda esprimere una più ampia volontà di trasparenza e di comunicazione con il mondo «profano». In un’Italia che di trasparenza ha ancora tanto bisogno, nella quale il buio sulle vecchie verità si aggiunge alle nuove (Bisi conosce bene la sua terra, dove un velo pesante ancora copre l’oscura caduta della banca più antica del mondo).

La «massofobia» ha radici profonde nello scontro di potere in Italia, senza tuttavia dimenticare il fango gettato in passato dagli stessi massoni, nel contesto di uno smarrimento morale della fratellanza del quale il paese ha gravemente pagato le conseguenze.

Questa pare essere la risposta di Bisi alla «massofobia»: recuperare, innovandola profondamente nelle sue forme esteriori, la tradizione più alta della massoneria regolare italiana (la resistenza al fascismo, il contributo alla guerra di liberazione e alla ricostruzione del paese, i tanti amministratori rimasti di esempio per onestà e dedizione in numerosi paesi e città…).

 

Mio zio, lo zio Enrico (più esattamente lo zio di mio padre) per quanto io sappia fu tra i primi liberi muratori che ricostituirono la Loggia Massonica a Viareggio (la Felice Orsini) subito dopo la Liberazione. Era un uomo di mare, e anarchico, e naturalmente antifascista. Non mi risulta che abbia mai tratto alcun vantaggio materiale dalla sua affiliazione. E come lui, sono convinto, molti altri. Allora e dopo. Ecco, credo che il discrimine fondamentale tra il passato e il futuro sia proprio lo zio Enrico, che impediva alla zia Maria di entrare nella sua camera se non il tempo necessario per rifare il letto e dare una rassettata, custode unico dei suoi, poi chissà quali, segreti contenuti nei libri di cui si è persa memoria.

Il Grande Oriente ha deciso di aprire le porte del Tempio. Adesso occorre un ulteriore passo: quello della trasparenza. E non mi riferisco ai piè di lista (gli elenchi degli iscritti alle logge) da rendere pubblici: non si capisce perché non si chieda la pubblicazione degli elenchi ai partiti, sindacati, associazioni varie e lo si chieda alla Massoneria regolare, come se nei partiti i furfanti fossero mosche cieche e l’essere massone automaticamente un fuorilegge. Mi riferisco, invece, alle difese immunitarie che rendono il corpo meno sensibile alle infezioni e alle influenze esterne. Nessuna organizzazione umana è perfetta. Alcune, però, per loro scelta e natura perseguono fini sui quali non c’è margine d’interpretazione (pur nella consapevolezza delle debolezze umane, e dei normali vincoli di solidarietà e di amicizia): libertà, fratellanza, eguaglianza, sta impresso sul labaro massonico; ricerca della verità e perfezionamento dell’uomo e dell’umana famiglia… è scritto nei suoi principi ispiratori. La vera trasparenza, dunque, non sono gli elenchi, ma tra chi predica bene sotto la volta stellata e razzola male nel cabotaggio dei propri interessi personali mutuando la catena d’unione in ingannevole complicità. Affinché sempre più la squadra incrociata con il compasso (simbolo massonico di equilibrio e rettitudine,) diventi ovunque visibile nel vivere quotidiano della Libera Muratoria.

La Massoneria regolare rappresenta oggi in Italia, forse l’unico soggetto pubblico laico stabilmente organizzato, con le sue norme certe, i suoi rituali, le sue forme di democrazia interna: porre i suoi valori autentici al servizio del paese, città per città, contribuire ad una rinascita della cultura dell’uomo contro la dilagante indifferenza dell’egoismo e l’uso spietato del potere pubblico, e’ un’occasione storica. Alla quale, a quanto pare, il Gran Maestro Stefano Bisi ha deciso di assolvere.