Trentarighe, il libro è “Botteghe oscure addio” di Miriam Mafai

VIAREGGIO – ( di Aldo Belli ) – Miriam Mafai è stata una delle più importanti firme del giornalismo italiano. Tra i fondatori di «Repubblica». E’ scomparsa il 9 aprile 2012 all’età di 86 anni. Visse due volte dall’interno la storia del PCI del dopoguerra: una per la sua militanza attiva nelle testate di partito, l’altra come compagna di Giancarlo Pajetta. «Addio Botteghe Oscure» è il ritratto sincero e appassionato di un mondo ormai scomparso (edizioni Mondadori, 1996)

«Provate, a Roma, a salire su un taxi e chiedere di essere portati alle Botteghe Oscure. L’indicazione è sufficiente. L’autista non vi chiederà altro e vi farà scendere davanti al n.5, un palazzo d’angolo: per quasi cinquant’anni sede del Pci…».

Attraverso il palazzo che nel 1944 i compagni costruttori romani Alfio e Alvaro Marchini acquistarono e dopo averlo ristrutturato donarono al PCI di Togliatti,  la Mafai intreccia fatti storici e memorie personali, i tratti allora caratteristici del vivere la militanza comunista, le virtù e i tic del gruppo dirigente del partito comunista più grande d’Europa. Rievoca l’incontro dei giovani come lei con i vecchi compagni che provenivano dalla persecuzione fascista e dalla Resistenza, la macchina dell’organizzazione, «perinde ac cadever», ma anche l’amore al tempo della Guerra Fredda, il piccolo mondo comunista, le scuole di partito dove primeggiava quella delle Frattocchie, una struttura collegiale situata in una villa borghese di fine Ottocento sulla via per i Colli Albani, a pochi chilometri da Roma, ospitava corsi di tre o sei mesi, e per un certo periodo rigorosamente maschile (dopo gli anni Settanta i corsi di formazione alla politica cambiarono a seguito della scolarizzazione di massa), «l’ambiente era di una rigorosità francescana e l’ambiente rigoroso».

«Un commiato» è il capitolo che chiude il libro: «… E tuttavia. ‘Se io non sono per gli altri chi sono io? E se non ora quando?’. Una povera eredità? Non tanto povera, non tanto piccola, affidata a coloro che lasciano le Botteghe Oscure per costruire la nuova casa».

Nel 2000 Botteghe Oscure chiuse i battenti. La «nuova casa» si trasferì altrove. E’ rimasta solo l’insegna di un supermercato.