Trentarighe, il libro della settimana è “I sognatori”

VIAREGGIO – ( di Aldo Belli ) – Sergio Maldini, giornalista e scrittore, con «I sognatori» vinse il Premio Hemingway 1952. La giuria del premio era composta da Dino Buzzati, Remo Cantoni, Giacomo De Benedetti, Alberto Mondadori, Eugenio Montale, Fernanda Pivano ed Elio Vittorini. Rimane uno dei maggiori autori italiani del Novecento, purtroppo dimenticato («I sognatori», edizioni Marsilio 1993 – prima edizione Mondadori 1953 -, pagine 213).

Ho voluto rileggere a distanza di molti anni il libro di Maldini, con la sua avvertenza alla riedizione del 1993: «Oggi mi accorgo che tenerezze, sovrabbondanze, stilemi, modi di interrogare il mondo e di considerare la vita, sono omologhi all’epoca in cui esso vide la luce. Non esiste alcuna eternità della lingua e delle ideologie: perciò spererei che ‘I sognatori’ venisse letto come un Bildungsroman di quegli anni pieni di speranza».

Maldini nacque a Firenze nel 1923 ed è morto a Udine nel 1998.

Bildungsroman, tradotto dal tedesco, significa romanzo di formazione, genere letterario dove il protagonista (Giulio nel nostro caso, ma anche gli amici importanti come Rocco Zannier, il Falco e Dario) seguono l’evoluzione che li conduce alla maturità, è la narrazione che promana dai sentimenti, dalle emozioni più recondite, dai progetti, lo scorrimento delle azioni viste dal loro interno e dal loro nascere.

Il racconto ha come sfondo Trieste sul finire della seconda guerra mondiale, la borghesia chiusa nei salotti di provincia estranea al disastro umano che la circonda, ma soprattutto la natura dei luoghi. Giulio vive l’angoscia della sua vita, con disgusto e un senso di pietà verso se stesso. I tre amici affondano nell’apatia, nella loro inutilità per se e verso il mondo, dalla quale Dario e il Falco cercano di fuggire unendosi ai partigiani sui monti. Il quadro dell’esperienza partigiana non ha niente di agiografico.

Per Giulio l’unica spinta che muove la sua vita è l’amore verso Giovanna, ma Giovanna… Quindi, più tardi, l’amore di Stefania, la moglie di Rumis.

La scrittura di Maldini assume livelli dove è veramente difficile distinguere l’interesse per la trama dalla singolare qualità letteraria.

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