Quando a volte la realtà supera la finzione, dopo oltre un secolo di ricerche è finalmente tornato alla luce l’archivio segreto di Atto Melani (1626-1714), l’abate pistoiese che fu tra i più celebri cantanti castrati della sua epoca, ma soprattutto una spia d’alto rango al servizio dei Medici, di Mazzarino e di Luigi XIV.
I preziosi documenti erano “nascosti in piena vista” all’interno della Biblioteca Labronica di Livorno, sepolti tra gli oltre 60mila manoscritti dell’autografoteca Bastogi. A compiere il miracoloso ritrovamento è stata la coppia di scrittori Rita Monaldi e Francesco Sorti (noti come Monaldi & Sorti), che da oltre vent’anni dedicano la propria produzione letteraria alla figura poliedrica di Melani.
L’archivio era svanito nel nulla nel 1907, a seguito di una rocambolesca vicenda ereditaria che vide l’ultimo discendente dei Melani lasciare il patrimonio di famiglia a due coloni analfabeti. Da quel momento, centinaia di volumi manoscritti e una collezione d’arte comprendente capolavori di Guido Reni, Correggio e Van Eyck si dispersero nel nulla.
La scoperta inoltre arriva in un momento simbolico, nel 2026 ricorrono infatti i 400 anni dalla nascita di Melani e Pistoia, sua città natale, proclamata proprio per il 2026 Capitale del libro.
Secondo l’assessore alla Cultura di Livorno, Angela Rafanelli, i documenti ritrovati potrebbero contenere rivelazioni tali da “rivoluzionare la storia del papato”, data la posizione privilegiata di Melani nei conclavi del XVII secolo. Il ritrovamento sarà presentato ufficialmente in Senato il prossimo 17 giugno.
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