Tumore al seno e attività fisica come prevenzione e aiuto nella malattia. Se ne parla a Pietrasanta sabato 18 novembre

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di Elena Martinelli – Il mese di ottobre di ogni anno anche per l’Italia è il Mese Internazionale della Prevenzione del Tumore al Seno. Moltissime le iniziative volte a sensibilizzare la donna a sottoporsi agli esami e ai test utili per il riconoscimento precoce della malattia che però, ricordiamolo, interessa anche gli uomini anche se con una prevalenza molto inferiore.

Il tumore al seno colpisce 1 donna su 8 nell’arco della vita. È il tumore più frequente nel sesso femminile e rappresenta il 29% di tutti i tumori che colpiscono le donne. È la prima causa di mortalità per tumore nelle donne, con un tasso di mortalità del 17% di tutti i decessi per causa oncologica del sesso femminile (airc.it).

Nonostante il tumore al seno resti il big killer numero uno per il genere femminile, registrando un incremento (46.000 le donne italiane che quest’anno svilupperanno un tumore al seno) dovuto sia all’allungamento dell’età media di vita sia soprattutto all’aumento dei fattori di rischio, le nuove tecnologie diagnostiche consentono oggi di poter individuare lesioni tumorali millimetriche, in fase iniziale, allorquando il grado di malignità e l’indice di aggressività del tumore risultano bassi ed il processo di metastatizzazione pressoché nullo. “Questo, afferma Francesco Schitulli, deve rappresentare per le donne, particolarmente per quelle al di sotto dei cinquant’anni nelle quali si registra il 30% dei tumori al seno, un incentivo a sottoporsi a periodici controlli clinico-strumentali” (lilt.it)

Se è vero che oggi abbiamo maggiori informazioni grazie alle campagne e alla strumentazione e che possiamo disporre di dati sempre più precisi sulla prevalenza ma anche sull’incidenza della malattia, altri settori vengono man mano esplorati per acquisire maggiori conoscenze e fornire migliori indicazioni alle nuove generazioni.

Un argomento interessante è stato affrontato recentemente da Paolo Veronesi e riguarda il tema della preservazione della fertilità nelle pazienti oncologiche, come focus del primo approfondimento di «Donne e tumore: com’è cambiata la tua vita?», il contenitore dedicato alle donne ammalatesi di tumore al seno, all’utero o alle ovaie. L’opportunità è concessa da meno di dieci anni e le testimonianze raccolte descrivono un processo ancora in via di definizione, ma già ben oleato (fondazioneveronesi.it).

Molti studi in tutto il mondo negli ultimi anni riguardano l’influenza del movimento per la prevenzione e coadiuvante la cura di alcuni tipi di tumore, partendo proprio dall’osservazione che la sedentarietà è una situazione predisponente all’insorgere di alcuni tipi di tumore, soprattutto quelli dovuti a sovrappeso e obesità. Sono aumentate sensibilmente le associazioni/iniziative/proposte a sostegno della promozione dello sport nelle donne operate di tumore al seno e sull’importanza dell’esercizio fisico nei programmi di prevenzione e di miglioramento degli stili di vita nelle persone ammalate/operate di tumore. E’ un campo ancora tutto da scoprire dove anche corsa, canottaggio, competizioni e gare diventano strumenti che offrono sensibili benefici fisici e incredibili benefici psicologici per tutte quelle persone che possono praticarli.

Lo sport e l’attività fisica agiscono sui sistemi metabolici dell’organismo (metabolismo energetico e ormonale, infiammazione,  sistema immunitario).e oggi ci sono dimostrazioni scientifiche del fatto che la pratica sportiva fa bene alla salute. Lo dicono anche i risultati degli studi epidemiologici che, almeno per alcuni tipi di tumore, mostrano un forte legame tra il cancro e la mancanza di esercizio fisico (airc.it).

Questo il messaggio chiaro, e allora quali le soluzioni?  E soprattutto quali le soluzioni per tutte quelle persone, e sono la maggior parte, che non praticano e non praticheranno mai alcuno sport, corse, competizioni, ma che hanno bisogno di una attività fisica adattata non solo al loro problema principale ma al proprio fisico, alla propria indole, alle proprie necessità legate all’età, agli impegni lavorativi? Come informarle? Come garantire loro la guida di un laureato in Scienze Motorie, l’unico professionista con preparazione scientifica e culturale per le loro esigenze? Quali le scelte  politiche, sociali, sanitarie e di coinvolgimento dei media per far si che tutti di cittadini divengano consapevoli dell’importanza del movimento così come lo stanno diventando, per esempio, nei riguardi dell’igiene, dell’ alimentazione e del rispetto dell’ambiente?

Di questo e non solo parleranno e si confronteranno medici, professionisti in Scienze Motorie, atlete e allenatori al convegno di sabato 18 novembre aperto a tutti promosso da FIDAPA BPW Versilia in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi e patrocinato dal Comune di Pietrasanta, dalla USL Toscana Nord-Ovest, Corso di laurea in Scienze Motorie dell’Università degli Studi di Firenze, Comitato Italiano Scienze Motorie.

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