Aprire un confronto strutturato per costruire un Patto regionale di responsabilità tra istituzioni, parti sociali e sistema delle imprese. È la proposta lanciata dal Consiglio generale della , riunito oggi a Firenze alla presenza del segretario confederale nazionale.
Al centro dell’iniziativa, l’idea di un accordo fondato su impegni chiari in materia di politiche industriali di filiera, investimenti strategici e infrastrutture, qualità e stabilità del lavoro, sicurezza, formazione permanente e riqualificazione professionale. A sottolinearlo è stata la segretaria generale della Cisl Toscana, che ha ribadito come la partecipazione debba diventare un criterio guida delle politiche regionali di sostegno alle imprese e delle relazioni industriali nei territori. Senza un reale coinvolgimento dei lavoratori e delle rappresentanze sociali, ha spiegato, il Patto rischierebbe di restare una semplice cornice istituzionale.
L’economia toscana attraversa infatti una fase delicata, segnata dal rallentamento del manifatturiero e dall’emergere di crisi in comparti strategici. Accanto a settori capaci di innovare e competere, si registrano difficoltà strutturali nella moda, nel tessile-abbigliamento, nella pelletteria e in parte della metalmeccanica. Non episodi isolati, ma trasformazioni profonde che investono i modelli produttivi, la domanda internazionale e le catene globali del valore.
Secondo la Cisl, queste criticità riflettono anche una debolezza strategica a livello nazionale: l’assenza di una politica industriale capace di anticipare e governare i cambiamenti della competizione globale. Eppure la manifattura resta un asse portante dell’economia regionale e la sua crisi rischia di produrre effetti a catena su occupazione, servizi e coesione sociale.
Da qui la richiesta di un salto di qualità nel rapporto con la : tavoli strutturali sulle filiere strategiche, monitoraggio permanente dell’occupazione, utilizzo mirato delle risorse pubbliche, politiche attive robuste e investimenti su ITS, apprendistato e formazione.
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