Armory Show, New York capitale mondiale dell’arte contemporanea

0

NEW YORK – ( di Eleonora Pieroni ) – Da quando ho iniziato a collaborare con la Domenico Vacca Art Gallery sulla Fifth Avenue devo dire che mi si è aperto un mondo, non sono un’esperta, più semplicemente un’appassionata, una sognatrice, incredibilmente curiosa per tutto ciò che rappresenta l’umana capacità espressiva in ogni sua più variegata forma.

In questa mia nuova ed emozionante veste ho conosciuto giovani artisti, rimanendo spesso affascinata e travolta dalla potenza della loro fantasia. Per il mese di San Valentino ho curato la mostra di statue di bronzo dalla silhouette femminile, realizzate da una giovane artista parigina, il prossimo mese ospiteremo una coppia di fotografi di NY e ancora un famoso scultore croato.

Cosi’ non potevo lasciarmi sfuggire quello che, come ogni anno, ad inizio marzo, trasforma New York nella capitale mondiale dell’arte contemporanea.

Sono i giorni dell’Armory Show, che, dal 2 al 5 marzo, hanno accolto il grande pubblico nei suggestivi spazi del Pier 92 e 94. I numeri parlano da sé: oltre duecento gallerie provenienti da trenta diversi paesi hanno affollato le cinque sezioni della fiera, lungo un itinerario visivo che dai maestri di inizio novecento conduceva alle nuove leve del panorama contemporaneo.

Un’incredibile carrellata di eventi fieristici hanno animato la settimana newyorkese dedicata alla creatività.

Come sempre, l’offerta newyorkese non si è limitata di certo al solo Armory, numerosissimi sono stati gli appuntamenti collaterali, a partire dalla “cutting edge” Independent, per poi passare alla Scope Art Fair ed alla istituzionale NADA la fiera fondata dalle gallerie per le gallerie.

Cosi’ in questi giorni mi sono ritrovata a Chelsea, al Metropolitan Pavilion, a girare tra gli stand del Scope Art Fair, per visitare quella che è ormai la diciassettesima edizione di questa fiera itinerante, con sedi a Miami e Basel. Quest’anno i booth per quest’appuntamento (il primo a sfidare l’Armory Show sulla scena newyorkese) sono stati piu’ di 60. Pochi gli italiani presenti, Antonio Colombo e Naif da Milano, Barbara Paci da Pietrasanta e White Noise da Roma.

Immancabile poi la visita all’Indipendent, la fiera cutting edge, giunta all’ottava edizione, tornata per il secondo anno, agli Spring Studios di Tribeca. Una fiera, rigorosamente ad invito, che quest’anno aveva selezionato i propri partecipanti secondo cinque tematiche particolarmente interessanti: solo show dedicati alle donne artiste, un focus sui nati negli anni ’80, opere chiave degli anni ’70, gruppi intergenerazionali e installazioni site specific.

E perché no, uno sguardo anche a NADA, la fiera promossa dalla “Alleanza delle Gallerie”, collocata allo Skylight Clarkson North, al 572 di Washington Street, che anche quest’anno ha regalato un’interessante all’allestimento serio e sperimentale allo stesso tempo.

Nelle immediate vicinanze dei Pier occupati da Armory si poteva visitare Art on Paper, la rassegna che individua nella carta il proprio medium di interesse.
Al Park Avenue Armory c’è stato il gradito ritorno di The Art Show, la kermesse organizzata da ADAA (Art Dealers Association of America), giunta addirittura all’edizione numero ventinove.

Non per nulla a New York si è sviluppato un impressionante sistema di gallerie d’arte, di gran lunga il maggiore al mondo. Un’enorme affascinante ragnatela che comprende ogni tipologia di spazio commerciale: gallerie d’arte moderna classica, spazi d’arte contemporanea, studi di mercanti e “art dealers”, gallerie no-profit, gallerie autogestite, atelier di artisti periodicamente trasformati in spazi espositivi.
Alcune consuetudini del “sistema” dell’arte, come ad esempio, il concentrarsi delle gallerie d’arte in quartieri o distretti particolari, sono partite proprio da qui per poi fare tendenza nel resto del mondo.

Impossibile vedere tutto, resta però un senso di elettricità nell’aria che trasmette entusiasmo e desiderio di conoscenza … al tutto contribuisce l’avvicinarsi della primavera.

 

No comments

*