Tribeca Film Festival, tra storia e nostalgia

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NEW YORK – ( di Eleonora Pieroni ) – Quarantacinque anni sono una vita, o forse anche di piu’, l’idea di Robert De Niro, che del Tribeca Film Festival è il fondatore, è di quelle che lasciano il segno. La serata al Radio City Music Hall è stata organizzata da De Niro come serata di chiusura del suo Tribeca Film Festival. Il palco è stato allestito per assomigliare alla biblioteca di Don Corleone, con tanto di gigantografia di Marlon Brando sullo sfondo, l’evento è andato avanti per quasi 9 ore, per la gioia di tutti gli appassionati dei capolavori di Coppola. Il primo film della saga del Padrino usciva nel 1972, con Coppola giovane regista e Al Pacino attore teatrale semisconosciuto. A 45 anni da quella prima volta, con il regista ci sono le icone che hanno fatto la storia, non solo di quel film, ma del cinema mondiale: Al Pacino, Robert De Niro, Diane Keaton, Robert Duvall, James Caan e Talia Shire.

Il Padrino, liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Mario Puzo, ha ricevuto 10 nomination e 3 premi Oscar, ed ormai è giustamente considerato una delle pietre miliari del cinema mondiale. Tanti gli aneddoti raccontati durante la serata, ad esempio, le resistenze della casa di produzione, la Paramount, ad affidare il ruolo di Vito Corleone a Marlon Brando e quello di Michael Corleone ad Al Pacino.

Francis Ford Coppola ha raccontato di essere stato criticato dai dirigenti della Paramount per la sua scelta di puntare su Al Pacino per il delicato ruolo di Michael Corleone, ma io, dice il regista, era ossessionato dal suo volto, avevo visto quella sua faccia e, una volta che immagino qualcuno per un ruolo, è davvero difficile farmelo uscire dalla testa. Il padrino è sicuramente uno dei cast più straordinari di sempre, con attori perfetti nei loro ruoli e giovani promesse che poi sarebbero diventati icone del cinema, tanti giovani talenti che iniziarono proprio con questo film la lor scalata al successo, come anche Diane Keaton, che di li a poco sarebbe diventata la musa di Woody Allen.

E poi, sopra ogni altra cosa, prima di tutto e di tutti, Marlon Brando nei panni di Vito Corleone, il patriarca indiscusso della famiglia newyorchese protagonista della saga, il mito che con il suo tono di voce inconfondibile, le sue guance gonfie, lo sguardo calmo ma al tempo stesso minaccioso, si meritò, a distanza di quasi vent’anni da quello vinto per Fronte del porto, un altro premio Oscar.

E’ proprio vero, quando le cose “devono” accadere, accadono, la Paramount non voleva nè Marlon Brando, nè Al Pacino, ed anzi Brando ottenne la parte solo dopo che si presentò con le gote piene di cotone per dare a don Vito Corleone l’aspetto da “bulldog” che ben conosciamo, cosi’ doveva essere, cosi’ è stato!

Reunion al Tribeca anche per gli eroi maledetti delle “IENE”, altro film cult, stavolta di Quentin Tarantino, che compie 25 anni, ma questa è un’alta storia, ne parleremo un’altra volta, magari, tra 20 anni.

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