Wall Street e lo scontro di simboli

0

NEW YORK – ( di Eleonora Pieroni ) – Ricordate il “Charging Bull”, il toro in bronzo di Arturo Di Modica che si trova proprio davanti a Wall Street?!

Forse non tutti sanno che dal 7 marzo scorso, il giorno prima della festa della donna, una statua di bronzo raffigurante una ragazzina sprezzante e senza paura è stata sistemata proprio davanti al toro che, fin dal 1989, scalpita davanti a Wall Street.

Un’immagine quasi provocatoria, qualcosa che i piu’ arditi sono arrivati a paragonare alla figura dell’anonimo ragazzo di piazza Tienanmen che ostacolava l’avanzata del carrarmato cinese.

La statua della “Fearless Girl” che sfida il Toro di Wall Street, in nemmeno due mesi, è diventata un’attrazione della città, forse addirittura un simbolo, in ogni caso viene vista come un monito al mondo maschile che ancora governa, anche in america, un’economia totalmente sbilanciata a suo favore.

Raccontata così, sembrera una storia quasi romantica, senza spazio o possibilità per diverse interpretazioni. Ma qualche giorno fa l’artista autore del toro di Wall Street ha fatto sentire la sua voce protestando per la lettura “distorta” di tutta questa faccenda.

Se c’è una “morale” in questa storia è che prima di “giudicare” bisogna conoscere e riflettere su cosa motivò l’artista siciliano Arturo Di Modica a scolpire quel “Toro scatenato” e su come al contrario nasce la statua della ragazzina.

Arturo Di Modica è uno scultore immigrato negli States dalla sicilia, l’artista realizzò la statua del toro, interamente a proprie spese, nel 1989 subito dopo uno dei più rovinosi crolli della borsa neworkese, terminata l’opera la fece collocare proprio in quel punto, illegalmente, in tutte le sue 3,2 tonnellate.

Per l’artista, il toro doveva rappresentare “la forza del popolo americano” che avrebbe saputo risollevarsi anche dopo questa rovinosa caduta. Non era quindi la statua di Wall Street”, bensi’ la statua del popolo, tanto che a Wall Street non gradirono e dopo poco fecero rimuovere la statua.

Solo dopo le proteste dei cittadini, che già si erano affezionati a quell’immagine, il toro tornò al proprio posto, e negli anni, inevitabilmente, è diventato il simbolo della borsa di New York.

La statua della ragazzina, ha una storia completamente diversa, decisamente meno romantica, piu’ figlia dei nostri tempi. L’idea è stata di un’agenzia multinazionale, la McCann di NY, per celebrare il primo anno di vita del fondo “State Street Global’s Gender Diversity Index fund”. Il fondo peraltro ha come missione secondaria quella di ridistribuire una piccola parte dei propri utili in attività atte a promuovere l’affermazione delle donne in un mercato ancor oggi largamente maschilista. Ma ovviamente, trattandosi di un fondo del NASDAQ, la mission principale non può che essere il guadagno.

La ragazzina di bronzo quindi, è solo un bellissimo pezzo di advertising, commissionato ad un’artista di nome Kristen Visbal.

In realtà questo accostamento ha stravolto la realtà delle cose, ed il toro dello scultore siciliano da simbolo della “forza e del potere del popolo americano”, sotto lo sguardo di sfida della ragazzina, è improvvisamente apparso come un’aggressore minaccioso e patriarcale, da qui le proteste di Di Modica, che non ha escluso l’ipotesi di riportarsi via la statua. L’operazione altamente simbolica, ideata da McCann, va oltre la storia delle due sculture, cosi’ che anche da questa parte dell’oceano, si è tornati a parlare del gap ancora esistente tra uomini e donne nel mercato del lavoro e non solo per l’eclatante differenza dei compensi delle dive di Holliwood rispetto ai loro colleghi maschi.

L’ipotesi che presto possa essere la ragazzina a sparire dalla vista del toro non è affatto da escludere. Passata l’euforia per l’effetto simbolico dell’operazione, molti hanno cominciato a mostrarsi critici, ed anche il New York Times è intervenuto, ammonendo, con un articolo piuttosto duro e diretto, sui pericoli del “falso femminismo”, invitando a concentrarsi su diritti della donne in tutte le altre parti d’America e del mondo, piuttosto che nelle potenti sale delle Corporations americane.

Chissà se la spunterà la forza del brand o quella tutta corna e muscoli e del vecchio Toro dello scultore siciliano, per ora le due statue sono ancora li’ al loro posto che si fronteggiano.

 

No comments

*