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Università di Pisa: la lignina del legno per l’elettronica del futuro

Il futuro della green electonics potrebbe parlare pisano, l’Università di Pisa si è infatti distinta ancora una volta nell’ambito della ricerca e della sostenibilità ambientale, dimostrando come la rivoluzione dell’elettronica possa passare dagli scarti del legno.
Un gruppo di ricerca dell’Università di Pisa ha infatti dimostrato che la lignina, uno dei principali componenti del legno e, allo stesso tempo, uno dei più grandi sottoprodotti dei processi industriali per ottenere cellulosa e carta, può trasformarsi in un materiale utile per immagazzinare e rilasciare energia su scala microscopica.
Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Materials Chemistry A, è frutto di una collaborazione che coinvolge anche CNR (Bari e Salerno) e Università di Salerno, oltre all’Università di Vigo.
La lignina è la “colla” naturale che rende il legno resistente: è presente in grandi quantità nelle piante e rappresenta circa un quarto della biomassa legnosa. Eppure, nonostante sia così abbondante, viene ancora valorizzata poco perché troppo complessa da trattare, anche se ricca di gruppi chimici che possono interagire con le cariche elettriche. Per testarla in condizioni reali, ricercatori e ricercatrici hanno utilizzato la lignina come strato attivo in microcircuiti per trattenere e restituire la carica. Il risultato più promettente riguarda i “microsupercondensatori”, in pratica, dei microaccumulatori di carica “velocissimi” che si caricano in tempi brevi e forniscono energia quasi istantaneamente, ideali per dispositivi miniaturizzati come sensori ambientali, apparecchi biomedicali o tecnologie indossabili.
“In questo progetto il contributo dell’Università di Pisa è stato soprattutto sul fronte chimico: nel nostro laboratorio abbiamo estratto le diverse lignine e ne abbiamo studiato in dettaglio la struttura, per capire come la loro architettura molecolare influenzi il comportamento nei micro-dispositivi” ha spiegato Alessandra Operamolla, professoressa del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa.
“La prospettiva è affascinante e molto concreta – ha concluso Operamolla -. Stiamo parlando di uno scarto abbondante e rinnovabile che può diventare un elemento chiave per l’elettronica del futuro”.


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