Universo Bambini | Attività fisica e allenamento in età evolutiva: l’importanza del riequilibrio posturale

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Prof. Elena Martinelli

di Elena Martinelli – Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si definisce attività fisica ”qualunque sforzo esercitato dal sistema muscolo scheletrico che si traduce in un consumo di energia superiore a quello che avviene in condizioni di riposo”.

Quindi per attività fisica si devono intendere tutte le attività sportive ma anche camminare, andare in bicicletta, ballare, giocare, fare giardinaggio e lavori domestici. Il movimento avviene grazie alle articolazioni, ai muscoli e ai legamenti e può essere lento, veloce, velocissimo, preciso, a seconda dello scopo da raggiungere, come avviene nello sport. Tutto questo avviene per l’intervento del sistema nervoso che decide, guida, modula le azioni.

Durante l’accrescimento la mobilità articolare è ostacolata dalla lunghezza muscolare, dai tendini, dalle capsule articolari che devono adattarsi alla crescita e alla trasformazione ossea. La prestazione dipende poi dalla forza che i muscoli riescono ad esprimere e in questo periodo ci crescita ossea i muscoli, se non adeguatamente allungati con appropriati esercizi di allungamento, riducono l’escursione fisiologica articolare oltre a determinare situazioni di infiammazione, dolore, ahimè piuttosto frequenti. Nello sport agonistico i movimenti si effettuano al massimo della loro escursione articolare (ed anche più nei soggetti con lassità legamentosa) e con potenza, quindi al massimo della velocità di contrazione; essendo così sollecitati anche i muscoli sono a rischio di lesione e il corpo reagisce con movimenti o posture di compenso e aggiustamenti posturali per ovviare, per quanto possibile, le conseguenti lesioni. Questi aggiustamenti sono definiti posturali perché coinvolgono non solo la parte interessata ma tutta la persona. Nella preparazione atletica equilibrata condotta dal professionista laureato in Scienze Motorie, proprio per mantenere la salute e l’integrità delle strutture impegnate nel movimento, dovrebbero essere sempre allenate le due capacità fisiche: le capacità condizionali, che costituiscono i presupposti fondamentali per l’apprendimento e la realizzazione delle azioni motorie fisico sportive (resistenza, forza, mobilità articolare, velocità) e dipendono dall’età, sesso, peso, struttura corporea, massa muscolare permettendo di raggiungere le prestazioni desiderate e le capacità coordinative, collegate al sistema nervoso, quali la coordinazione e l’equilibrio.

Nell’allenamento non equilibrato l’incremento della forza, ad esempio, viene finalizzato al gesto tecnico specifico per quello sport e non sempre viene affiancato dal lavoro propriocettivo, coordinativo e di equilibrio, indispensabile per creare situazioni stabilizzanti a loro volta indispensabili non solo per  la prevenzione degli infortuni  ma anche per ottenere un arricchimento di coordinazione nella contrazione muscolare e quindi prestativo.

Le compensazioni che il corpo attua per ovviare ai “deficit”, quando lo stimolo che le provoca persiste, non sono transitorie ma vengono “registrate” come “consuete” e quindi “normali” a livello del sistema nervoso centrale. Il soggetto non si rende conto di questo processo ma man amano che passa il tempo modifica il proprio assetto posturale; i compensi/aggiustamenti non sono virtuosi e sono ben visibili in alcune parti del corpo come i piedi, la colonna vertebrale, il bacino, le spalle. Osservando i nostri ragazzi è possibile evidenziarli anche da un occhio inesperto perché producono un danno estetico che, al primo insorgere, dovrebbe essere subito rimosso.

In tali circostanze l’apparato muscolo scheletrico assume per molte volte (ripetizione del gesto tecnico con limitazioni chinesiologiche funzionali) e per molte ore (posizioni fisse protratte nel tempo) degli atteggiamenti posturali incongrui creando delle situazioni di criticità che possono portare a danni importanti di alcune strutture anatomiche in fase di accrescimento; anche i dischi intervertebrali subiscono sollecitazioni fino al limite di fessurazioni dell’anello fibroso tali da compromettere la normale pressurizzazione del nucleo polposo, anticamera per future discopatie e dolori che compromettono la salute dell’atleta ed anche la sua carriera agonistica.

Dai nostri studi sulla prevalenza di algie vertebrali nei giovani sportivi, condotte in modo sistematico dal 1999 e ancora in corso, le problematiche posturali maggiormente riscontrate nei giovani sportivi riguardano i distretti:

  • il piede, che riveste un ruolo fondamentale in quanto è un importante recettore, basti pensare agli sport dove non vengono portate calzature; è un propulsore ma specialmente negli sport di salto è anche un importante ammortizzatore. Il suo errato assetto può portare a infiammazioni della fascia con dolore che permane a lungo ed influire negativamente su tutto l’assetto dell’arto inferiore;
  • l’arto inferiore, che subisce l’influenza della mancata funzionalità del piede dal basso e del cingolo pelvico dall’alto e che può assumere un atteggiamento scorretto permanente e compromettere la funzionalità dell’articolazione del ginocchio in particolare i comparti mediali o laterali;
  • il tratto lombare della colonna vertebrale, maggiormente sollecitato nella maggioranza degli sport  in assetto iperlordotico (che produce addome prominente e bacino in anteroversione) provocando irritazione delle radici nervose e dolore lombare da stress delle strutture posteriori delle vertebre o dei dischi intervertebrali. Il mal di schiena nei giovani sportivi tra i 14 e i 16 anni è presente in oltre il 50% dei casi; negli sport come i tuffi o la ginnastica artistica, in cui il tratto lombare è soggetto a movimenti “frustati” che determinano pressioni a “pinza” sui distretti posteriori delle vertebre e possono determinare spodilolisi e conseguente spondilolistesi;
  • il tratto toracico della colonna vertebrale in assetto ipercifotico può addirittura compromettere il regolare accrescimento osseo dei corpi vertebrali che restano compressi ventralmente.

In Italia le maggiori carenze si riscontrano nell’ambito della prevenzione che invece, secondo la nostra esperienza, non solo è concretamente possibile ma anche indiscutibilmente efficace. Bisogna lavorare sulle condizioni di rischio soggettive e oggettive modificabili e operare nell’ottica del cambiamento a partire dalla prima visita medica di idoneità alla pratica sportiva che dovrebbe contemplare un accurato esame morfo-funzionale e posturale e test evocatori del dolore; a questo dovrebbe seguire un protocollo personalizzato di Riequilibrio Posturale metodo C.A.MO.® per ridurre gli atteggiamenti incongrui e migliorare la consapevolezza e la gestione di sé attraverso esercizi compensativi e di allenamento funzionale specifico. In questo modo è possibile monitorare l’accrescimento del giovane atleta durante l’età evolutiva fino a completo sviluppo e garantire la funzionalità generale e specifica per lo sport praticato ed assicurargli una lunga carriera riducendo le condizioni di rischio di dolore ed infortuni ai quali inevitabilmente si troverebbe ad essere maggiormente esposto.

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