E’ uscito ‘Shekhinah’, l’ultimo libro di Giovanni Braida che chiude la sua Trilogia del Bene

0

VIAREGGIO – (di Stefania Bernacchia) E’ stato presentato sabato scorso alla Libreria Mondadori di Viareggio ‘Shekhinah’, l’ultimo libro del Prof. Giovanni Braida uscito poche settimane fa. Terzo di una trilogia incentrata sulla redenzione ottenuta grazie ai rapporti umani, la Trilogia del Bene come lui stesso l’ha definita, il volume viene alla luce dopo ‘Boedic’ (2013) e ‘Apocatastasi’ (2015), tutti pubblicati dalla casa editrice Pezzini.

Braida, originario di Torino ma da anni residente in Versilia, insegna Religione al Liceo Classico G.Carducci di Viareggio ed è docente alla Scuola teologica dell’Arcidiocesi di Lucca.

Professore, cosa intende per Trilogia del Bene?

Negli ultimi tre romanzi che ho scritto, Boedic, Apocatastasi (che significa ritorno allo stato originario) e infine Shekhinah (in ebraico dimora, casa di Dio), il vero protagonista, al di là dei reali personaggi che popolano ed animano la storia, è il Bene. Un Bene universale, non necessariamente inteso come Bene religioso, bensì come la possibilità di creare relazioni umane autentiche che possano diventare salvifiche.

Tutto parte nel 2013, quando per puro caso, fra le tante notizie di cronaca che leggo quotidianamente, mi imbatto in quella dell’Avvocato francese Oliver Metzner, un penalista molto conosciuto in Francia per aver preso parte a processi di portata internazionale come quello Loréal o sulla strage del Concorde. Metzner, ricchissimo, aveva acquistato una piccola isola nel mar di Bretagna, denominata appunto Boedic, e in questi 11 ettari vive fino al 17 marzo 2013, giorno in cui decide di suicidarsi affogandosi in mare. Il libro parte da questa vicenda tragica, ma ha uno sviluppo del tutto differente: il protagonista viene miracolosamente salvato da una famiglia e proprio attraverso le relazioni umane che nascono con ciascun membro, Metzner capisce che il senso più vero e profondo della vita non è l’acquisizione di potere o di denaro, bensì quello di avere autentiche relazioni affettive.

In un certo senso è un modo per salvarsi?

Assolutamente. La salvezza si ottiene attraverso l’altro, sono gli altri che mi salvano: il Bene è scaturito dai rapporti umani, che portano l’uomo alla salvezza. In questo primo romanzo si tratta del rapporto tra l’Avvocato e la famiglia che lo ha salvato, mentre nel secondo, Apocatastasi, avviene attraverso la relazione tra un arcivescovo e un giovane ragazzo. Il tema è sicuramente scabroso, perché la pedofilia è sempre un argomento osceno e scottante, ma il mio intento non è quello di scandalizzare, bensì al contrario far emergere i sentimenti dei protagonisti, le loro emozioni che sono qualcosa di puro e pulito.

Anche in questo caso ho preso spunto da un fatto realmente accaduto, ovvero l’accusa di pedofilia mossa a carico dell’Arcivescovo polacco Józef Wesołowski, morto in Vaticano nell’agosto del 2015. Partendo da questo fatto reale, racconto la storia di un nunzio apostolico che subisce la stessa accusa (in questo caso ingiustamente) e che trova il vero significato della sua missione sacerdotale in India, dove si è recato con una Onlus al fine di ricostruire un villaggio distrutto dallo tsunami del 2004. Dopo varie vicissitudini l’Arcivescovo riesce a raggiungere il ragazzo per il quale è stato accusato di pedofilia e la loro relazione di affetto e profonda amicizia si tramuterà in riscatto personale del sacerdote.

Anche in questo caso quindi il Bene scaturisce da una relazione interpersonale, quella tra il sacerdote e il ragazzo. In ‘Shekhinah’ invece?

Il libro che presento oggi è l’unico che non scaturisce da un fatto di cronaca realmente accaduto ed è frutto della mia fantasia. O meglio, i nomi sono fittizi anche se la storia è reale poiché è ambientata nel 1949 alla fine della seconda guerra mondiale, motivo per cui mi sono dovuto documentare molto. A Vilnius, capitale della Lituania, continuano le deportazioni di ebrei, intellettuali e dissidenti da parte dell’Unione Sovietica al fine di allontanare tutti cloro che avrebbero potuto opporsi al regime. La storia narra le vicende di una mamma e di sua figlia che, nella sera della vigilia di Natale, vengono prelevate dalle guardie del NKVD (futuro KGB) e portate senza alcun apparente motivo sulle rive del Mar Glaciale Artico a morire nei gulag. In tutto questo dramma, quasi come un sottile filo di vita in mezzo a tanta morte, si sviluppa una bellissima storia d’amore, quella fra la ragazzina deportata e uno dei carcerieri sovietici. A distanza di anni il ragazzo partirà per l’Europa, con la speranza, quasi vana, di ritrovare la giovane ragazza di cui si era innamorato. Il romanzo tenta di spiegare che, nonostante tutto, è possibile creare una relazione salvifica e affettiva anche tra una vittima e il suo carnefice.

Potremmo dire che il Bene produce bene, insomma.

Tommaso d’Aquino affermava: bonum est diffusivum sui, ovvero il bene si espande e trionfa; io ho cercato di scrivere tre storie in cui si realizza proprio questo, indirizzandomi in particolar modo ai miei studenti, giovani di 16, 17, 18 anni, affinchè provino ad impostare e costruire la loro esistenza tenendo conto di questi valori.

I primi due libri della trilogia sono piaciuti molto ai lettori, qualcuno ha pianto, altri lo hanno letto in un sol giorno..

Sì e ne sono profondamente colpito ed onorato. Ho ricevuto complimenti da colleghi, da docenti universitari, da lettori più giovani, da contadini e casalinghe, dai miei studenti e da normalisti, segno che i temi affrontati uniti ad una scrittura facilmente comprensibile sono stati un mix positivamente vincente e hanno coinvolto tutti gli strati della società. E ne sono ancor più contento se penso che in tutti e tre i romanzi, dunque in quasi mille pagine, non ho mai usato una parolaccia, mai un epiteto volgare, un insulto: non era nella logica del Bene che trionfa, se trionfa lo fa anche nell’educazione e nei rapporti corretti fra le persone.

Detto fra noi, la società è satura di parolacce e volgarità.

Infatti. Credo che gli apprezzamenti e, passami il termine, il ‘successo’ che questi volumi hanno ottenuto e stanno ottenendo siano dovuti anche al loro messaggio positivo, a quel senso di ottimismo che emerge alla fine delle pagine e che rimane nell’animo del lettore.

I ragazzi come hanno reagito? Lo stanno leggendo?

I miei studenti sono la vera sorpresa: lo stanno leggendo molto, lo studiano addirittura, lo sottolineano e lo evidenziano come quando si preparano ad un esame. Proprio in questi giorni so che viene letto nelle classi e c’è un forte passaparola fra i banchi di scuola che non può che riempirmi di gioia.

Professore, con tutti gli impegni scolastici ed extrascolastici che ha, quando trova il tempo per scrivere?

Per l’ultimo romanzo, come d’altronde anche per i due precedenti, ho passato un anno e mezzo lavorando dalle sei di mattina alle undici di sera tutti i giorni, festività comprese. E’ un lavoro che richiede una costanza e una dedizione davvero sentite, ma devo ammettere che ne vale davvero la pena.

No comments

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: