Alla scuola del Frasso di Querceta si coltiva il ‘trentolino’: una varietà di mais locale con qualità organolettiche e nutrizionali eccellenti

Ripartire da un seme, custodito da mani sapienti, per riscoprire il legame con la terra e l’importanza della condivisione. Il seme si chiama “Trentolino”, una varietà di mais locale, coltivato da più di cento anni nella piana di Querceta e Pietrasanta, e recentemente registrato, grazie al lavoro della professoressa Luciana Angelini dell’Università di Pisa e dal Molino Angeli di Pietrasanta nell’anagrafe nazionale delle varietà locali. Una varietà pregiata, che negli esami di laboratorio ha dimostrato di avere qualità organolettiche e nutrizionali superiori.
Il seme è stato conservato grazie a un pugno di coltivatori custodi ed è al centro di un progetto che ha coinvolto la scuola Gianni Rodari del Frasso-Querceta. Il progetto è nato da una chiacchierata tra Gabriele Bindi, autore del libro Grani Antichi, e Mario Badiali, maestro elementare della Scuola, attivista da diversi anni del progetto di volontariato Amatafrica, che nel giro di un decennio in Rwanda è riuscito a costruire aule scolastiche, ospedali e acquedotti di pompaggio con pannelli solari fotovoltaici. “Abbiamo chiesto un terreno alla signora Gloria, proprietaria di un vasto appezzamento di terra a fianco della scuola e abbiamo coinvolto anche i ragazzi migranti dalla pelle scura, che si trovano spesso costretti a vivere isolati nelle frazioni di montagna” racconta il maestro Mario. In modo spontaneo è stata superato quella linea di recinzione che separa le aule scolastiche dal mondo. Per cominciare a seminare sono stati coinvolti un paio di agricoltori locali e il Mulino Ulivi Anna di Querceta, il trentolino “I miei ragazzi hanno capito subito che la terra è faticosa ma regala anche molte soddisfazioni” dice Mario. “Sono rimasti affascinati dalla storia del Trentolino, hanno incontrato i vecchi contadini. I bambini sono tornati a casa sporchi ma felici, imparando a seminare, a pulire i solchi dalle erbacce senza veleni, ma soprattutto a stare insieme. Per i fratelli africani l’opportunità di confrontarsi con il nostro mondo e la nostra terra. Finalmente vengono messi a contatto con un qualcosa che conoscono!”.
La semina è avvenuta nel mese di maggio e per la coltivazione non sono stati usati erbicidi né antiparassitari. Il mais è stato raccolto al rientro della scuola, a inizio ottobre, con il coinvolgimento degli alunni della classe IV e dei loro genitori. Successivamente il mais è stato steso al sole nel cortile della scuola. La granella essiccata è stata macinata a pietra dal Mulino Ulivi di Querceta e la farina è stata poi confezionata da bambini e genitori. I soldi raccolti per l’offerta vanno adesso a finanziare il progetto Amata Africa. Ma nel nostro territorio è rimasta tanta voglia di continuare a spendersi per un progetto di conoscenza dell’ambiente e delle risorse locali. Presto l’allegra combriccola si ritroverà per una polentata collettiva.