Si è tenuto ieri un importante incontro istituzionale presieduto dall’assessore al Lavoro del Comune di Livorno, Federico Mirabelli. Al tavolo hanno preso parte la Rappresentanza Sindacale Unitaria (Rsu) e le organizzazioni sindacali di categoria, riunite per analizzare lo stato della vertenza che coinvolge il call center Konecta, seguendo gli sviluppi dell’ultimo vertice avvenuto in Prefettura. L’incontro ha registrato un passaggio particolarmente significativo, ovvero la partecipazione attiva di una rappresentanza di Tim.
La nota positiva del confronto riguarda la conferma dei volumi produttivi già pianificati. Questa continuità operativa permetterà di sostenere il contratto di solidarietà al 20% fino al termine dell’anno in corso, offrendo una prima boccata d’ossigeno ai lavoratori.
Tuttavia, la vera partita si giocherà nei prossimi sei mesi, un arco di tempo critico che coincide con la scadenza degli ammortizzatori sociali. Per evitare l’emergenza, sarà indispensabile intensificare il dialogo tra tutti gli attori in gioco al fine di concordare soluzioni strutturali. Su questo fronte si registra già l’attivazione dell’Unità di crisi della Regione Toscana.
Se il livello locale e regionale si muove, a preoccupare seriamente le istituzioni e le sigle sindacali è il totale immobilismo da parte di Roma. Pesa infatti sulla vicenda l’assenza del Governo e, nello specifico, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Nel corso dell’ultimo anno, la Regione Toscana ha formalizzato per ben due volte la richiesta di avviare un confronto nazionale: la prima istanza riguardava l’apertura di un tavolo ministeriale dedicato alla crisi complessiva del comparto delle telecomunicazioni, la seconda era invece mirata all’istituzione di un focus specifico sulla singola vertenza Konecta.
“Rinnoviamo con forza la necessità che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy apra al più presto un tavolo nazionale di confronto – ha ribadito l’assessore Mirabelli -. E’ necessario governare questi cambiamenti, cogliendone le opportunità attraverso adeguate politiche industriali e sociali, affinché innovazione e sviluppo non si traducano in nuova precarietà o disoccupazione ma in occasioni di crescita e tutela dell’occupazione”.



