Si ferma il tavolo al Mimit: l’azienda nega le tutele già concesse in Germania e il piano industriale resta un mistero. La Fiom attacca: “Inaccettabile affidarsi a un fondo senza commesse. La mobilitazione continua”.
E’ inevitabile che un esito di questo tipo favorisca una crescita esponenziale dell’incertezza per centinaia di famiglie del territorio. Lo stallo della Pierburg non è solo una crisi aziendale, ma una minaccia alla stabilità economica di un intero indotto legato all’automotive. Per i lavoratori si paventa infatti il forte rischio di ricevere un “trattamento di serie B”. L’azienda infatti si rifiuta di concedere in Italia le stesse garanzie occupazionali già firmate per i colleghi tedeschi, lasciando i dipendenti livornesi in un limbo senza certezze sul futuro.
Lo stallo legato alla Pierburg non fa poi che riaccendere i riflettori sul pericolo di desertificazione industriale. Senza un acquirente solido e un piano di investimenti certo, l’area rischia di perdere un presidio produttivo storico a favore di operazioni finanziarie prive di prospettive reali. “L’azienda non fornisce risposte adeguate – ha dichiarato Massimo Braccini, segretario Fiom -. Un fondo industriale non garantisce nuove commesse: pretendiamo impegni formali e vincolanti prima di qualsiasi cessione. Non accetteremo passi indietro.”
La riunione di ieri, 28 aprile, si è chiusa con una rottura tra le parti. Fra le principali ragioni dell’insuccesso e dell’insoddisfazione del sindacato troviamo l’assenza di un piano industriale dettagliato e verificabile; nonostante infatti sia presente un potenziale acquirente, si sa molto poco su quelli che sarebbero i suoi progetti per il futuro. Il no alla diversificazione: l’azienda ha infatti ammesso che, ad oggi, non ci sarebbero le condizioni per convertire la produzione verso nuovi settori.
Nel frattempo il Ministero ha sospeso il tavolo per convocare direttamente i vertici di Rheinmetall. L’obiettivo è capire se ci sia la reale volontà di investire o se si tratti di un semplice disimpegno. Il Ministero riconvocherà a breve le parti, ma per la Fiom la parola d’ordine resta una sola: mobilitazione.




