Vescovo di Pistoia: allarme sfruttamento lavoro nella Piana

La Diocesi di Pistoia torna a denunciare la situazione del lavoro nella Piana pistoiese-pratese, esprimendo forte preoccupazione per il diffondersi di fenomeni legati a illegalità, caporalato e lavoro povero. Il vescovo Augusto Mascagna parla di una realtà sempre più inquietante che coinvolge una parte significativa del tessuto produttivo e socio-economico del territorio: “Sotto la superficie di un distretto produttivo in passato florido si è estesa una nebbia caratterizzata da situazioni di illegalità, caporalato e lavoro povero per migliaia di persone, spesso invisibili agli occhi della società civile”.

Secondo il presule, quanto accade nella zona compresa tra Pistoia, Prato e Firenze “colpisce e coinvolge direttamente sia la nostra coscienza sia le nostre comunità”. Non possiamo voltarci dall’altra parte di fronte a quello che le analisi definiscono, con espressione dolorosa ma drammaticamente reale, ‘terre di nessuno’”, aggiunge Mascagna.

A rilanciare l’allarme è anche Selma Ferrali, direttrice dell’Ufficio Pastorale Sociale e Lavoro della Diocesi di Pistoia, che evidenzia il fenomeno delle aziende che “aprono e chiudono repentinamente per eludere i controlli”, con il conseguente calpestamento dei diritti dei lavoratori e il ricorso a forme di violenza contro chi prova a rivendicare condizioni più dignitose.

Ferrali cita anche i recenti episodi emersi dalle cronache locali, tra cui il caso dell’azienda Acca a Seano, dove il presidio dei lavoratori è stato successivamente sgomberato. “Non meno preoccupante – sottolinea – è come il fenomeno si stia allargando ai territori limitrofi. I casi registrati a Quarrata, Agliana e Montale, tutti con le stesse modalità, sono il sintomo di una grave patologia”.

Per la Diocesi servono interventi capaci di andare oltre la sola repressione, puntando a “ristabilire dignità e legalità al lavoro. Come Chiesa non possiamo tacere – conclude Ferrali – e affermiamo che la cultura del valore della dignità umana, del lavoro serio, onesto e giustamente retribuito, in ogni ambito, non possa essere oggetto di negoziazione”.


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