Bilancio positivo per il piano triennale con 1.300 nidi eliminati, ma il predatore minaccia il 50% degli alveari. L’assessore Marras: “La difesa della biodiversità è una priorità strategica”.
La battaglia per la sopravvivenza delle api in Toscana non si ferma e, anzi, rilancia con nuove risorse. Di fronte all’avanzata della Vespa velutina, il temibile calabrone asiatico che sta mettendo a dura prova il comparto apistico regionale, la Regione Toscana ha deciso di passare al contrattacco, blindando i finanziamenti e confermando il sostegno economico agli operatori anche per l’annualità 2026. Il verdetto è emerso chiaramente nel corso dell’ultimo vertice fiorentino tra istituzioni, esperti dell’Ispra e associazioni di categoria, riuniti per analizzare i risultati del piano di gestione 2023-2025. Un triennio di “guerriglia” ambientale che ha portato alla distruzione di circa 1.300 nidi, concentrati per oltre il 90% tra le province di Lucca e Massa Carrara, territori che rappresentano la prima linea di difesa contro questa specie aliena.
La Toscana non è un territorio qualunque per il mondo del miele: è la seconda regione d’Italia per numero di apicoltori professionisti, con oltre 2.000 addetti, e la quarta per numero complessivo di apiari. Tuttavia, i numeri della produzione e l’integrità del paesaggio sono messi a rischio da un predatore spietato. La Vespa velutina non si limita infatti a uccidere le api mellifere – causando perdite che possono raggiungere il 50% degli alveari – ma aggredisce sistematicamente tutti gli insetti pronubi, scardinando l’equilibrio naturale. Secondo studi recenti, l’impatto di questa specie invasiva mette a serio rischio estinzione ben 62 specie vegetali nel solo territorio toscano, evidenziando come il problema non sia solo economico, ma profondamente ecologico.
“La difesa delle nostre api è una priorità assoluta”, ha dichiarato con fermezza Leonardo Marras, assessore regionale all’agricoltura, sottolineando come non si stia parlando solo di un settore economico d’eccellenza, ma del cuore stesso della biodiversità locale. I risultati ottenuti finora confermano che la sinergia tra ricerca, istituzioni e apicoltori funziona, ma la natura strutturale della minaccia richiede un impegno a lungo termine. Per questo motivo, la Regione garantirà continuità finanziaria anche per il 2026, puntando tutto su un monitoraggio tecnologico più serrato, sulla formazione costante degli operatori e su un coordinamento scientifico sempre più stretto tra gli enti locali.
L’esperienza maturata sul campo in questi tre anni ha spinto gli esperti a ipotizzare anche una revisione delle tecniche di intervento, con l’obiettivo di rendere le operazioni di bonifica ancora più capillari e tempestive. Proteggere gli insetti impollinatori significa, in ultima analisi, garantire la qualità delle eccellenze agricole toscane e la tenuta dell’intero ecosistema regionale. La sfida al calabrone asiatico entra ora in una nuova fase operativa: più risorse, tecnologie avanzate e una rete di protezione sempre più fitta per le sentinelle dell’ambiente, con l’obiettivo di trasformare un’emergenza in una gestione controllata e vincente.
Scopri di più da TGRegione.it
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.



