Via Cimarosa dopo lo sgombero, le immagini del day after: polenta, cocomero, rifiuti e auto “cannibalizzate”

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TORRE DEL LAGO – Dentro al campo Rom di via Cimarosa non c’è più nulla, dopo lo sgombero di ieri mattina. Ma fuori, sulla strada sterrata, le immagini del day after – scattate oggi pomeriggio – non hanno bisogno di molte spiegazioni: parlano da sole. Un tavolino ancora imbandito, con una padella di carne al sugo, della polenta e mezzo cocomero, sicuri resti di un pasto consumato in giornata, sacchi di immondizia accatastati in terra e carcasse di auto cannibalizzate. Inutile ricordare che siamo in zona Parco Natuarale, ergo protetta, e che l’inquinamento è certo.

!I Rom, anche se tanti di loro sono italiani a tutti gli effetti, sono un problema vero, come lo sono i migranti e tante categorie di povera gente – commenta Emiliano Favilla -:”I nazisti le soluzioni ce l’avevano e fu così che insieme agli ebrei, gli handicappati e gli omosessuali, i rom finirono per essere brutalmente e spietatamente eliminati nei forni crematori.  Tempo fa ho incontrato un ex commerciante mentre si apprestava ad accedere a una mensa sociale religiosa per poveri. Uno dei cosiddetti ceti medi di allora. Vestiva gli abiti di un tempo, di buona fattura ma ormai consumati. Tanto era trasandato che feci fatica a riconoscerlo. Cercava di sfuggire al mio saluto, si vergognava, solo dopo aver insistito si è fermato, volevo capire cosa gli era successo e in pochi minuti mi fece il quadro della situazione. Una delle tante tragiche storie di chi è andato in disgrazia per la crisi economica. Dopo aver perso la sua attività che un tempo tirava, anche con la famiglia i rapporti erano degenerati. La moglie abituata ad un certo agio lo aveva lasciato e se n’è andata con un altro. Un po’ di comprensione l’ha trovata con i suoi due figli, ma anche loro possono far ben poco perché anch’essi vivono precariamente per mancanza di un lavoro stabile. Ha cercato di fare qualcosa ma vicino ai sessanta anni e non avendo un mestiere, nessuno gli ha dato un’opportunità. Quando mi raccontava la sue disgrazie non è riuscito a contenere qualche lacrima che hanno avuto effetto anche su di me. In tasca avevo poche decine di euro, volevo darglieli, ma li ha dignitosamente rifiutati. Purtroppo ha capito che era solo un’elemosina e chi è in disgrazia non ha bisogno di elemosine”.

 

 

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