Viaggio nella mente dei cavalli, presentato lo studio dei ricercatori di UniPi

PISA – ( di Paola Apolloni ) – Ieri nella bellissima location della Certosa di Calci è stato presentato lo studio dei ricercatori dell’Università di Pisa, Dipartimento di Scienze Veterinarie, riguardante la capacità del cavallo della sua conoscenza di se stesso. Il Museo della Certosa segue da anni tre mission: la didattica, la parte scientifica e la cosiddetta terza missione, cioè la divulgazione del sapere. Il seminario tenutosi venerdì ha mirato alla presentazione del libro “Cavalli allo specchio: viaggio nella mente dei cavalli”, ed alla relazione sullo studio a campione sui cavalli e sulla loro capacità di riconoscersi, quindi nell’analisi della loro capacità di essere soggetti intelligenti e maggiormente evoluti rispetti ad altri animali.

Elisabetta Palagi ha introdotto il libro redatto da Paolo Baragli e Marco Pagliai. Il testo è un punto di contatto tra la parte scientifica e quella didattico/pratica. Un etologo ed un addestratore, per la prima volta, si sono uniti per applicare la scienza/etologia alla pratica. L’idea è nata da una precedente esperienza di un libro di Federico Caprilli. Da lì è sorta la necessità di portare le conoscenze scientifiche nella gestione del cavallo moderno. Tutti gli aspetti dell’animale (cognitivo ed emotivo) sono analizzati nel libro, per dare la possibilità alle persone di capire le reali dinamiche di apprendimento del cavallo, come esso percepisce il mondo. Al giorno d’oggi vi è una marea di testi su tecniche, finimenti, selle e quant’altro, ma mai un libro del cavallo solo incentrato sull’ego del cavallo e non su quello dell’uomo. La lettura fa emergere che le tecniche utilizzate dall’uomo per le varie finalità addestrative sono relative, cioè indipendentemente dallo strumento che usiamo, tutto si incentra da come comunichiamo con l’animale imparando a conoscere il suo linguaggio del corpo. Infatti, tutti i cavalli parlano, ci inviano segnali che la maggior parte dei proprietari/cavalieri non colgono e non comprendono. Stabilire la giusta via di comunicazione significa mettersi in discussione ed affinare i nostri comportamenti verso di lui. Pertanto, chi per la prima volta si vuole avvicinare al mondo del cavallo, dovrebbe prima studiare bene tratti di etologia, e leggere tanto, senza farsi abbindolare la mente da tutti quei millantatori di addestratori o persone che senza avere né arte né parte dicono di essere psicologi di cavalli e cavalieri. L’Italia è molto indietro rispetto a certi paesi europei, dove l’etologia ed il sapere cosa ha bisogno realmente un cavallo sono oramai cultura della base del popolo. In Italia vige moltissima ignoranza, e pertanto è fondamentale divulgare il trattato di questo libro, affinché il cavallo non sia la continua vittima dell’ignoranza umana. Non esiste un metodo di addestramento dolce o violento giusto o sbagliato. Esiste una conoscenza del linguaggio del corpo del cavallo con l’uso corretto di strumenti.

In questo seminario è stata poi trattata la capacità del cavallo di riconoscersi allo specchio. Questo perché se esiste la capacità riconoscere  sé stesso allora esiste il riconoscere altri ed il contesto sociale che lo circonda. Se l’animale ha empatia verso gli altri allora sempre più è spiegato e giustificato l’uso per la pet terapy. Sono stati analizzati all’inizio quattro cavalli di fronte ad uno specchio. Essi hanno manifestato interesse e curiosità dell’immagine riflessa, sino al punto, che dopo aver verificato che non ci sia nessuno dietro, hanno iniziato ad ispezionarsi posti che di solito non vedono, come la bocca. Alcuni di essi vi hanno portato davanti secchi o lì portato cibo. Successivamente gli è stata marcata la guancia con del colore, e essi una volta che si sono visti allo specchio, hanno cercato di toglierselo. Lo studio è tutt’ora sempre in evoluzione; infatti, il campione è stato ampliato a quattordici cavalli e prossimamente avremo risultati più certi. Che dire…siamo abbastanza intelligenti da capire l’intelligenza degli animali? Indipendentemente dalla scienza e dalla tecnica equestre, quello che identificherà sempre un corretto uomo di cavalli sarà soprattutto colui che ci mette cuore ed avrà una sensibilità tale da entrare nel sangue e nella carne del cavallo. Fatto purtroppo non alla portata di tutti, ma perché non tentare di sensibilizzare e diffondere la cultura etologica del cavallo con il suo linguaggio del corpo?

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