Centoventiseimila euro per scoprire quello che i cittadini dicono già al bar o nelle piazze dei quartieri? È questa la domanda che alcuni si pongono all’indomani della chiusura del progetto strategico affidato dal Comune a un centro ricerche esterno.
Mentre i faldoni dell’indagine conoscitiva partecipata arrivano sugli scranni del Municipio, i conti non sembrano non tornare e c’è chi si chiede se l’ascolto del territorio non dovrebbe avere un prezzo di mercato così alto, ma essere il cuore pulsante dell’attività politica quotidiana.
Veniamo ai fatti: il Comune di Viareggio si trova a tirare le somme di un percorso iniziato nell’agosto del 2024 con la determinazione dirigenziale n. 1765. L’atto sanciva l’affidamento di un incarico da 126.000 euro, IVA inclusa, al Centro Ricerche “Scientia Atque usus” per la Comunicazione Generativa ETS di Firenze per la realizzazione di un’indagine conoscitiva partecipata, finalizzata alla redazione di un piano strategico di sviluppo della città. Con la scadenza del cronoprogramma fissata al 31 dicembre 2025, i report finali dovrebbero essere ormai depositati agli atti.
L’interrogativo che sembra emergere è: quali analisi concrete sono state presentate che non fossero già ampiamente individuabili senza un simile esborso economico?
L’Amministrazione del Sindaco Giorgio Del Ghingaro aveva giustificato l’operazione sostenendo che tali attività non rientrassero nelle funzioni ordinarie del personale in servizio e che fosse necessario un approccio “altamente qualificato” di stampo universitario. Tuttavia, l’oggetto della prestazione riguardava la raccolta di informazioni su territorio e popolazione per pianificare interventi mirati a migliorare la qualità della vita.
“Viene da chiedersi se per mappare i bisogni di una città come Viareggio, che non è una metropoli sconfinata, – ci viene detto – fosse davvero indispensabile pagare una società esterna per fare sondaggi o telefonate, o se non sarebbe bastato un ascolto più attento delle realtà già esistenti”.
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