“Un articolo che fotografa il fallimento sportivo di questa amministrazione meglio di qualsiasi comunicato politico potrebbe fare. Viareggio, culla del Torneo di Viareggio e vetrina storica del calcio italiano, si ritrova nel 2026 senza un solo campo da gioco omologato di proprietà comunale effettivamente disponibile per la cittadinanza. Non è un paradosso casuale: è il prodotto coerente di una stagione di governo che ha sostituito l’amministrazione della cosa pubblica con la sua rappresentazione mediatica”.
Alessandro Santini, consigliere comunale del gruppo misto e candidato al consiglio nella Lista Santini, torna sul problema della mancanza dei campi da calcio comunali a Viareggio.
“Avevamo denunciato per primi, mesi or sono, il teatrino delle doppie inaugurazioni dello Stadio dei Pini, dove al taglio del nastro non corrispondeva, e non corrisponde tuttora, il completamento dei lavori, il collaudo, l’omologazione effettiva – osserva Santini – Allora ci si rispose col consueto fastidio di chi confonde il dissenso con il disturbo. Oggi le rilevazioni del vostro giornale offrono di quei rilievi una conferma impietosa: lo Stadio dei Pini resta un cantiere incompiuto, mentre attorno ad esso l’intero sistema impiantistico cittadino si sgretola pezzo dopo pezzo”.
Santini poi analizza la situazione dei campi. “Sul ‘Giuliano Del Chiaro’ la misura della responsabilità politica raggiunge il proprio apice – commenta – Un campo scuola intitolato a un dirigente che ha fatto la storia dello sport viareggino, ceduto all’asta fallimentare della Viareggio Patrimonio e oggi abbandonato a sé stesso. Lo stesso ‘Ilario Niccoli’, il glorioso campo della Migliarina, è stato ‘lasciato andare’. La Vigor alle Cateratte non è omologata. Dei due campi comunali residui dove si possa effettivamente giocare, entrambi sopravvivono unicamente grazie al comodato d’uso concesso a società private, alla cui abnegazione supplisce la latitanza dell’ente pubblico”.
“Questa non è cattiva gestione amministrativa: è una resa totale – sentenzia Santini – È l’abdicazione alla nozione stessa di patrimonio civico, in una città che dovrebbe avere scolpito nel proprio dna l’idea dello sport come luogo di formazione, comunità e riscatto sociale. Eppure, mentre la Carta fondamentale eleva lo sport a diritto, l’amministrazione Del Ghingaro lo riduce a comodato. Il Comune deve essere proprietario, programmatore e custode degli impianti sportivi. La città del Torneo di Viareggio non può chiedere ai propri ragazzi di allenarsi su campi presi in prestito, mentre il pubblico arretra, demolisce, vende e si ritira”.




