“Ha vinto il no, ma ha perso il Paese”, commenti a caldo di Giacomo Bugliani

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MASSA CARRARA –  ( di Daniela Marzano ) – “Ha vinto il no, ma ha perso il Paese”, commenti a caldo di Giacomo Bugliani sul dopo referendum

– Lei è stato un alfiere del SI: quali sono state le sue ragioni a sostegno della riforma?

Il mio sostegno alla riforma costituzionale è stato dettato da due ragioni: il primo motivo è di carattere tecnico, in quando credo che una riforma, come quella proposta, andava a modificare la nostra costituzione in una serie di profili che si erano rivelati problematici nel corso del tempo e potesse essere una buona soluzione per snellire l’amministrazione statale e renderla più adeguata alla società italiana del 2016. C’è poi una ragione politica che vede la necessità per il nostro Paese di affrontare con coraggio un processo di cambiamento che passi attraverso un rinnovamento delle istituzioni, ma anche attraverso la formazione di una nuova classe politica.

– Siamo a commentare gli esiti del referendum: quanto difficile è stata questa campagna elettorale e cosa non ha convinto i cittadini?

La difficoltà è stata essenzialmente il doversi confrontare con molte argomentazioni che non erano attinenti al tema della riforma costituzionale. Sicuramente alcune persone hanno sostenuto le ragioni del NO entrando nel merito dei contenuti, e con loro mi sono sempre confrontato volentieri in campagna elettorale pensando di avere argomenti più convincenti dei loro. Tante volte, forse la maggior parte, chi sosteneva il NO lo faceva invece come voto contro il governo, contro Renzi o contro il PD. In quei casi diventava frustrante addurre argomentazioni che entrassero nel merito della riforma. Ritengo che questo referendum sia stato erroneamente caricato di un preciso significato politico e mentre ora avremmo dovuto discutere nel merito di un cambiamento della Costituzione, siamo invece di fronte a un’importante crisi di governo. Io ho sempre creduto in una prospettiva di cambiamento, perché mi batto per questo da quando ho deciso di impegnarmi attivamente in politica, e con orgoglio continuerò a dire che ero tra chi nel Paese ha voluto accettare la sfida del rinnovamento e provato a cambiare la Carta che, ribadisco, nella prima parte è perfetta e non va cambiata, mentre nella seconda che riguarda l’organizzazione della repubblica invece sì.

– Il 68,5% del corpo elettorale avente diritto è andato a votare: se lo aspettava? Perché i referendum richiamano alle urne gli elettori più delle politiche?

Io penso che il dato sull’affluenza sia molto positivo, io stesso la mattina delle votazioni ho fatto un post sui social invitando tutti ad andare a votare perché è un bel diritto più che un dovere.

Essendo un referendum caricato invece di una valenza politica così forte, molti sono andati a votare pensando più al dibattito politico che alla Costituzione e questo ha fatto sì che l’affluenza sia stata alta.

Io mi aspettavo si attestasse intorno al 60%, ma è stata più alta del previsto ed è una bella cosa, il dato più bello che emerso da questa tornata elettorale per il quale non posso che compiacermi.

– La Toscana è stata regina del SI con un 52% contro un no al 47,5 e invertendo il risultato nazionale: qual è stata la sua arma vincente?

Effettivamente è un risultato particolare. Se dovessi dare un giudizio solo sulla Toscana penso che qui ci sia un bel modo di fare politica, partecipato e che coinvolge molti giovani; lo dico da persona che ogni settimana supera la territorialità e approda a Firenze. E’ un modello pulito di fare politica che vorrei esportare a Massa Carrara. Vorrei fossimo un po’ più vicini a quel sistema ed è uno degli obiettivi che mi pongo di raggiungere.

– Vedendo gli esiti in tutte le province Toscane, il SI ha perso sulla costa… Come se lo spiega?

In effetti il NO ha prevalso in tutte le province della costa (a Pisa abbiamo vinto per poco), mentre il SI ha vinto nelle province dell’entroterra. E’ un ragionamento di carattere economico perché la costa è una parte della Toscana che ha una velocità minore. Laddove c’è un’economia più rigogliosa è stato votato il SI, mentre dove ci sono grandi difficoltà economiche di politiche del lavoro, come a Massa Carrara, e sovrapponendo alle ragioni della riforma la protesta verso la politica governativa, scatta facilmente il voto contrario.

Un altro aspetto da analizzare riguarda gli schieramenti politici: Livorno è una città a 5 stelle, a Grosseto il sindaco è di centrodestra e questo può aver portato un disimpegno delle segreterie provinciali rispetto al referendum. Facendo un ragionamento a respiro regionale, il SI vince poi nelle regioni tradizionalmente rosse (anche se gli equilibri politici sono cambiati radicalmente) ed è nel sud Italia dove ha avuto la débâcle più forte, mentre nel nord ha retto bene: la tipologia di voto è legata al riflesso di una economia profondamente diversa.

– Tra i comuni della costa dove ha vinto il NO, proprio a Massa Carrara si è sentito maggiormente il peso della sconfitta, nonostante le iniziative siano state tante, capillari e di qualità, con testimonial importanti. Sono stati fatti degli errori in modo particolare nella nostra provincia?

Nessun errore. Il risultato di Massa Carrara è esattamente in linea con la media nazionale e non è il risultato di un gruppo politico, ma di una parte di elettorato che condivide l’azione di governo renziana. Riflettendo sul dato nella nostra zona, io mi ritengo soddisfatto di un 40%, perché è il risultato ottenuto da un gruppo politico che condivide con me una precisa linea politica, mentre molti segretari e sindaci del mio partito si sono schierati apertamente per il NO. Nelle altre province dove ha vinto il NO, il divario è stato meno forte perché altrove non c’erano segreterie di partito schierate contro. Ed è anche questo un dato positivo perché stiamo parlando di un 4-5% che ci fa capire il potere di trasferimento di voti che hanno le segreterie territoriali.

– Ora che Renzi si è dimesso, come promesso, cosa succederà in Italia e quale sarà la conseguenza più grave che comporterà la vincita del NO?

Renzi ha fatto un atto di grande dignità e intelligenza politica ammettendo la sconfitta, ma è una sconfitta sulla riforma che si è tradotta in politica, anche se in questo modo Renzi ha dimostrato quanto riesce a valere da solo. Anche se non sarà tutto il 42% ad appoggiarlo, lo farà sicuramente un buon 35% di elettorato, riconoscendogli il ruolo di leader più importante del paese, in grado di raccogliere una forza tale da poterlo guidare con i numeri alla mano (in Italia si governa con il 35%). Il dato politico c’è. Secondo me ha fatto benissimo a dimettersi dando un segno di coerenza, usando parole e toni apprezzabili, dignitosi e sinceri. Riguardo al dopo-dimissioni a mio avviso l’Italia ha bisogno di andare al voto: Renzi è segreterio del PD e continuerà a esserlo anche dopo il congresso. Ha ereditato un parlamento dove molti non si rispecchiano esattamente nella sua politica e avendo ricevuto un NO al suo governo si è giustamente dimesso. Tutte le forze politiche potrebbero fare un atto di responsabilità alleandosi per traghettare il paese alla naturale scadenza, ma la cosa migliore sarebbe andare al voto.

– Ci saranno altre riforme costituzionali a breve secondo lei?

 Secondo me no, la vedo come una delle cose più difficili riformare ancora la Costituzione. Ci hanno provato diverse volte, stavolta ci siamo andati vicini ma il popolo ha detto no. A questo punto sarà meglio non provarla a cambiare più perché il popolo non vuole. Per fare una nuova riforma occorrerà trovare una parte politica che abbia voglia e coraggio di fare… non credo ci saranno altri spazi per altre riforme.

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