Vittorio Matteucci svela il segreto del successo del Notre Dame de Paris. E ai giovani dice: impegnatevi per realizzare i vostri sogni

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VIAREGGIO – (di Stefania Bernacchia) In occasione della tappa torrelaghese del Musical dei record, ovvero il Notre Dame de Paris, che andrà in scena al Gran Teatro all’Aperto Giacomo Puccini di Torre del Lago dal 22 al 24 agosto, abbiamo intervistato l’attore Vittorio Matteucci, l’arcigno arcidiacono Frollo del racconto di Victor Hugo. Con voce pacata e un velato accento livornese, ci ha raccontato com’è nata la sua passione per il teatro, qual è il segreto del successo di questo incredibile spettacolo e quale clima si vive dietro le quinte.

Vittorio, come nasce la passione per il teatro e, in particolar modo, per il musical?

Il musical è venuto in un secondo momento. All’inizio c’era tanto amore per lo spettacolo in generale, per il grande teatro degli anni settanta/ottanta, per gli sceneggiati in tv e per il cinema; insomma, fin da bambino adoravo tutte le forme belle di spettacolo. Poi, intorno ai dieci anni, la sorte ha voluto che andassi a vedere Jesus Christ Superstar in un cinema all’aperto nella mia Livorno (sua città natale n.d.r.) e fu amore a prima vista. Rimasi talmente folgorato che per un anno e mezzo continuai a cantare tra le mura domestiche, in un dialetto anglo-livornese (ride) Heaven on their Minds e in famiglia nessuno osava dirmi niente, dato che sia i miei genitori, che i miei fratelli erano altrettanto amanti della musica, chi della lirica, chi della classica, chi di quella leggera. Crescendo in un clima così fortemente caratterizzato dalle note musicali, ed essendone io stesso un amante in prima persona, è stato inevitabile che mi avvicinassi a questo mondo. A partire dai diciotto anni ho iniziato a fare teatro in maniera più seria, cimentandomi anche in produzioni personali realizzate insieme ad amici e da quel momento non ho più abbandonato il teatro e la recitazione.

Il musical è forse la forma più completa del fare teatro, poiché implica doti eterogenee quali canto, ballo e recitazione.

Sì, assolutamente. Inoltre ad ogni attore è richiesta una forte caratterizzazione del personaggio, deve avere una spiccata tipicità e una forte personalità sia per quanto riguarda la voce ma anche la gestualità, l’espressione del volto e quei piccoli particolari che ne fanno un unicum sopra il palcoscenico. Pensa che le audizioni per il Notre Dame de Paris sono durate quasi un anno e mezzo! Un periodo di tempo davvero lungo per uno spettacolo teatrale, ma questo dimostra quanto la produzione ricercasse in ogni attore quel piccolo, grande dettaglio che lo rendesse davvero unico nella personificazione di un determinato personaggio della storia.

Il cast originale, quello della prima edizione del Notre Dame de Paris che risale al 2002, è quello riproposto in questo anno e mezzo di tournèe, e forse è anche il più amato.

Il pubblico ci dimostra un affetto e una fedeltà davvero incredibili. Dal marzo dello scorso anno, quando abbiamo portato nuovamente in giro lo spettacolo con il cast originale, abbiamo fatto quasi 300 repliche e tutte sold out. Segno che il lavoro di squadra, quando è fatto bene ma soprattutto con il cuore, funziona davvero.

A cosa possiamo attribuire questo successo senza eguali nella storia del musical e del teatro italiano?

Credo che la grande forza e unicità di questo spettacolo sia dovuta all’equilibrio, inteso come giusta proporzione fra acrobati, costumi, balli, il libretto di Pasquale Panella e le musiche di Riccardo Cocciante. Un insieme di elementi diversi ma perfettamente incastrati fra loro che hanno reso unica l’intuizione di Cocciante e Panella (e prima ancora di Luc Plamodon, l’autore del primo libretto) e del produttore David Zard, riuscendo a rapire il cuore di migliaia di spettatori. E tutto parte dallo struggente racconto di Victor Hugo, che alla base ha uno degli archetipi di tante storie, ovvero il rapporto tra il brutto e la bella, tra una giovane donna e il cosiddetto mostro (come Dracula, Frankestein o il Gobbo di Notre Dame appunto, per citarne alcuni). Partendo da questa storia, già emozionante e toccante di per sé, è stato creato uno spettacolo davvero geniale, degno della penna di Hugo, che ha come dire amplificato gli elementi emozionali corredandoli di musica, danza e colori.

Per rendere davvero unico uno spettacolo teatrale non basta una bella storia da raccontare e un cast di attori straordinari. Ci vuole quel ‘di più’ che non si può spiegare a parole, è così?

La perfezione in uno spettacolo teatrale è difficile da raggiungere perché l’armonia fra le parti e l’intesa degli attori coinvolti non può essere creata, deve accadere da sola. Ammetto che nel nostro caso questo è successo e sono sinceramente onorato di far parte di questa ‘magia’ fin dall’inizio.

Se posso osare con una domanda un po’ più personale, com’è il rapporto fra voi dietro le quinte?

Ottimo. Siamo amici sia dentro che fuori dal teatro, abbiamo fatto ‘gruppo’ fin dall’inizio e la nostra armonia credo si trasmetta anche quando siamo in scena, il pubblico avverte questa nostra intesa. Penso che molto sia dovuto al fatto che abbiamo iniziato questo percorso tutti insieme, ci siamo sentiti fin da subito parte integrante di un progetto importante che giorno dopo giorno cresceva e diventava qualcosa di unico e questo ci ha fatto sentire inscindibili e allo stesso tempo complici.

Vittorio, quali sono i progetti futuri al termine di questa lunga tournèe?

Sicuramente tirerò un po’ il fiato, magari di fronte a un buon piatto di cacciucco livornese! (sorride). Poi vorrei dedicarmi ai giovani che hanno nel cuore la passione per il teatro e per la musica come avevo io, mi piacerebbe far capire loro che servono impegno e dedizione e il talento e la passione, da soli, non bastano per diventare un attore teatrale con la ‘A’ maiuscola.

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