Il volontariato in Toscana si conferma solido e vitale, ma deve affrontare una fase delicata, segnata da sfide importanti come il ricambio generazionale, l’innovazione e l’attuazione della riforma del Terzo settore. È quanto emerge dalla ricerca promossa da Cesvot e Regione Toscana, presentata a Firenze e realizzata dall’Università di Pisa.
L’indagine ha coinvolto 3.212 enti del Terzo settore e circa 430.000 volontari attivi nella regione, offrendo una fotografia ampia e aggiornata del comparto. Negli ultimi otto anni sono nati 1.300 nuovi enti, segnale di una realtà dinamica e in evoluzione. Inoltre, le donne rappresentano il 52% dei volontari, confermando un ruolo centrale nella partecipazione civica.
Tuttavia, accanto ai segnali positivi emergono alcune criticità strutturali. Il dato più rilevante riguarda l’età dei volontari: il 50% ha più di 55 anni, mentre solo la metà degli enti adotta strategie specifiche per coinvolgere i giovani. Un elemento che solleva interrogativi sulla sostenibilità futura del sistema.
Le difficoltà non si fermano qui. La digitalizzazione procede a rilento e la formazione continua resta poco diffusa: solo il 34% degli enti la svolge regolarmente. Anche il rapporto con le istituzioni appare limitato: appena il 44,1% degli enti ha convenzioni attive con soggetti pubblici, mentre solo il 6,8% indica co-programmazione e co-progettazione come obiettivi strategici.
Sul fronte della collaborazione, il 46,7% degli enti ha realizzato progetti condivisi con altri soggetti, ma resta margine di crescita. Per il futuro, il 60% delle organizzazioni punta soprattutto a rafforzare i servizi esistenti, piuttosto che svilupparne di nuovi.
Secondo il presidente di Cesvot, Luigi Paccosi, “gli enti del terzo settore hanno bisogno di essere accompagnati in questa fase di transizione”. Una posizione condivisa anche da Andrea Salvini, che sottolinea come il volontariato sia ancora vivo e attivo, ma alle prese con trasformazioni profonde.
Il quadro che emerge è quindi duplice: da un lato un tessuto sociale forte e radicato, dall’altro la necessità urgente di rinnovarsi per garantire continuità e capacità di risposta ai bisogni futuri.




