Sarà Enrico Carboni l’avvocato che difenderà da ora in poi Pietro Moriconi, il 63enne muratore resosi responsabile lo scorso 24 giugno dell’omicidio a colpi di fucile della moglie Kety Andreoni (52 anni) e del figlio Mirko Moriconi (24). Sostituirà Giacomo Fabbri, legale d’ufficio che fino ad ora aveva difeso l’uomo.
Carboni eredita un caso dove il suo assistito aveva ammesso di pensare da giorni alla eventuale possibilità di uccidere moglie e figlio in quanto, come dichiarato nel primo interrogatorio alla pm Elena Leone. Erano subito emersi vecchi post del figlio in cui riferiva che il padre, alla notizia della sua omosessualità, aveva reagito con “Meglio un figlio morto che gay”, ipotesi che aveva fatto pensare al possibile movente quello della non accettazione del padre nei suoi confronti.
Una tesi poi parzialmente smentita dal comandante dei carabinieri, Michele Lastella, che l’aveva definita come “Possibile concausa ma non l’elemento scatenante” mentre pochi giorni prima l’omicida aveva detto che il figlio “Lo minacciava” e che aveva “problemi di alcol e droga”.
Carboni ha riferito di voler valutare il contesto sociale in cui viveva Moriconi, i suoi rapporti familiari e le amicizie. Un modo per cercare di ricostruire cosa ha portato l’uomo al gesto. Mentre non esclude “la possibilità di avvalerci di consulenti tecnici” quali psichiatri e psicologici né di poter richiedere una perizia psichiatrica di Moriconi, per quanto riguarda la linea difensiva si aspetta di capire quale siano i capi di accusa nei confronti del suo assistito a conclusione delle indagini.
Le ipotesi ventilate al momento sono quelle del duplice omicidio con l’aggravante del vincolo di parentela, dei motivi abietti legati all’omofobia e premeditazione.



