Nella città della Vespa non si è ancora placata l’eco mediatica del caso sollevato dal consigliere Pd Della Bella in occasione dell’ultima seduta del Consiglio Comunale. Il caso, passato dalle cronache locali a quelle nazionali, ha infatti coinvolto direttamente il premier Giorgia Meloni, ma anche il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. Dopo l’intervento in sua difesa del sindaco Matteo Franconi però è stato lo stesso Della Bella ad intervenire per chiarire l’accaduto una volta per tutte.
L’esponente dem, finito al centro delle critiche per aver utilizzato il termine “ciociara” in aula consiliare nei confronti della premier, ha infatti deciso di ricostruire tramite i propri canali social la dinamica del dibattito, confermando la natura involontaria dell’espressione usata durante un acceso confronto sui diritti e sul linguaggio di genere.
“Prendo la parola per dare la mia versione su quanto accaduto – ha spiegato Della Bella -. In un momento concitato, giunti dopo sei ore di Consiglio comunale e nel rispondere a interventi dell’opposizione, volevo dire ‘caciarona’ per contestare una specifica posa politica della presidente Meloni. In un mero lapsus linguistico, di cui mi sono accorto solo successivamente, ho usato un termine diverso. Non ho mai avuto l’intenzione di denigrare la Ciociaria né gli abitanti del Frusinate. Di questo lapsus mi scuso sinceramente con chiunque si sia sentito offeso”.
Il consigliere ha poi sottolineato come nè lui nè nessun altro a Pontedera intenda l’aggettivo ciociara in senso dispregiativo. Alle scuse Della Bella ha poi fatto seguire una riflessione in merito alla risonanza mediatica avuta dal caso, cosa che lo ha portato a ricevere attacchi ingiustificati.
“Trovo incredibile che la questione abbia ricevuto un risalto nazionale tale da scomodare la premier – ha infatti concluso Della Bella -. Considero inaccettabile essere messo alla berlina per un errore verbale non voluto, venendo esposto a un clima d’odio e a offese rivolte anche alla mia famiglia. Evidentemente si è voluto individuare un capro espiatorio per distogliere l’attenzione dalle dichiarazioni rese in aula da altri consiglieri. Da parte mia restano confermate le scuse per l’involontario equivoco”.



