Alluvione di Firenze 1966, Ranaldi: serve prevenzione

“La lezione che dobbiamo imparare è che non dobbiamo essere impreparati”. Lo ha dichiarato Antonella Ranaldi, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Firenze, intervenendo al convegno ‘1966-2026. A sessant’anni dall’alluvione. Tutela e gestione del rischio del patrimonio culturale’, che si è svolto oggi all’Archivio di Stato di Firenze.

“Abbiamo ben presente quelle immagini, quei titoli di giornale”, ha ricordato Ranaldi, sottolineando che oggi “siamo qui per ricordare, non per celebrare, ma per riflettere su quanto questi rischi possono essere prevenuti”.

La soprintendente ha poi ammesso: “Ogni volta che piove guardo con apprensione il livello dell’Arno che sale. So che ci sono sistemi di protezione che riguardano proprio il bacino dell’intero fiume”, che però resta “fonte di apprensione”. Per questo, ha evidenziato, “dobbiamo trasformare questo timore in una preparazione alle possibili situazioni di emergenza e soprattutto pensare alla prevenzione”, oltre a “riflettere sulla fragilità del patrimonio al moltiplicarsi di eventi estremi per effetto della crisi climatica”.

Nel suo intervento, Ranaldi ha sottolineato il “rapporto talvolta difficile” tra Firenze e l’Arno, “segnato da una vulnerabilità antica, ma è il fiume che ha dato vita e forma alla città”.

Con l’alluvione del 1966, “la ferita più profonda fu inferta al patrimonio culturale. Libri, archivi, dipinti, sculture e interi complessi monumentali sommersi dall’acqua e dal fango. I resoconti dei danni sembrano ancora oggi bollettini di guerra”, ha affermato la soprintendente.

“Firenze soffrì inizialmente la mancanza di un sistema organizzato di intervento, ma giunse presto la solidarietà anche internazionale”, perché “si comprese che la perdita non riguardava soltanto Firenze, ma il mondo intero. Con Firenze era stato colpito un patrimonio universale”.

“Le opere d’arte – ha ribadito Ranaldi – sono un patrimonio collettivo, grazie alle comunità che ne riconoscono il valore. Prendersene cura è il nostro lavoro per il presente e il futuro”.

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