Corsi di arabo agli agenti: il “no” della Lega con Pasqualino

A Livorno è stato presentato un vero e proprio unicun nazionale, dei corsi di lingua e cultura araba per gli agenti, così da permettere alle forze dell’ordine di comprendere al meglio le persone con cui ormai sempre più spesso si interfacciano. Un’iniziativa promossa dagli stessi sindacati di categoria ma che ben presto si è trasformata in un vero e proprio caso politico. A prendere una posizione netta di contrarietà rispetto a un’eventuale replica dell’iniziativa a livello locale è la Lega, con il capogruppo in Consiglio comunale a Pisa, Giovanni Pasqualino.

L’esponente pisano del Carroccio ha infatti espresso chiaramente quello che è l’orientamento della maggioranza di Palazzo Gambacorti riguardo all’impiego delle risorse pubbliche comunali per l’addestramento della Polizia Locale.
“A Pisa – ha dichiarato il capogruppo – non ci saranno finanziamenti comunali per progetti finalizzati all’insegnamento della lingua e della cultura araba agli agenti come strumento ordinario di integrazione”.

Pasqualino ha quindi tracciato una linea netta tra gli interventi puntuali d’emergenza e la formazione continua. “Quando si verificano necessità concrete di comunicazione esistono già strumenti adeguati, come l’interpretariato e la mediazione culturale qualificata – ha proseguito l’esponente del Carroccio -. Un conto è gestire una singola esigenza operativa, un altro è trasformare questa necessità in un percorso formativo strutturato e finanziato con i soldi dei contribuenti”.

Secondo il gruppo leghista, il bilancio dell’Amministrazione comunale sul fronte della sicurezza deve rimanere focalizzato sul potenziamento dei servizi di controllo e prevenzione sul territorio.

“Le risorse devono concentrarsi sul presidio dei quartieri, sul contrasto agli illeciti e al degrado, oltre che sulla dotazione di mezzi e sulla formazione strettamente operativa per gli agenti della Polizia Municipale. Per quanto riguarda l’integrazione, il primo e fondamentale passo deve essere l’apprendimento dell’italiano. I fondi pubblici – ha concluso Pasqualino – servono a migliorare la sicurezza e a promuovere un’integrazione che parta anzitutto dall’italiano”.

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