Moby Prince, nuove testimonianze: “Zero soccorsi al traghetto”

Quella del Moby Prince a Livorno è ancora una ferita aperta, a 35 anni dalla più grande tragedia della marina mercantile italiana, le domande sono ancora tante, anche perchè non sempre forse sono state cercate le risposte. Sono infatti emerse nuove importanti testimonianze in merito alla notte del 10 aprile 199, per la prima volta la Commissione d’Inchiesta guidata dal parlamentare Pietro Pittalis ha ascoltato le parole di due Vigili del Fuoco intervenuti a bordo del Moby Prince in seguito all’incidente, mai convocati prima d’ora e soprattutto mai interpellati sulla questione.

Si tratta del pilota genovese Valter Spanò e del tecnico di bordo aretino Marco Caporaletti. I loro racconti riaccendono i rifletti sui ritardi, sulla gestione dei soccorsi e sui vuoti investigativi che hanno caratterizzato le prime indagini sul rogo costato la vita a 140 persone.

“Quando siamo arrivati fuori dal porto, il Moby Prince continuava a fumare ed era affiancato dalla petroliera in fiamme. A bordo del traghetto non c’erano più superstiti, era come una nave fantasma – ha spiegato Spanò -. Ricordo distintamente di aver visto due cadaveri distesi sul ponte. Tutte le operazioni d’emergenza erano però concentrate sullo spegnimento e sul recupero uomini attorno all’Agip Abruzzo”.

Ancora più netta la ricostruzione di Marco Caporaletti giunto sul posto a bordo di un velivolo equipaggiato di salvagenti per la ricerca di eventuali superstiti in mare.
“Arrivammo sopra il porto di Livorno e vedemmo il traghetto che girava su se stesso e fumava. Tentammo di avvicinarci, ma le temperature erano altissime, sembrava di stare accanto a un forno. Facemmo una perlustrazione attorno allo scafo per cercare naufraghi, ma non c’era nessuno. La cosa che ricordo chiaramente è che attorno al Moby Prince non c’era alcun mezzo navale antincendio impegnato nello spegnimento”.

Le dichiarazioni dei due testimoni hanno suscitato la dura reazione del presidente della Commissione, Pietro Pittalis che ha dichiarato: “Il fatto che due operatori antincendio intervenuti nelle ore immediate al disastro non siano mai stati sentiti né dal comando né dall’autorità giudiziaria la dice lunghissima sulla qualità e sui limiti delle indagini svolte all’epoca”.

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