Oltre 40mila firme per chiedere alla Regione Toscana di eliminare il limite minimo dei 200 ettari previsto per poter richiedere l’esclusione dei propri terreni dai piani di gestione venatoria. Cresce la mobilitazione delle associazioni ambientaliste toscane, che contestano una norma ritenuta troppo restrittiva e chiedono di estendere il diritto di esclusione dalla caccia a tutti i proprietari, indipendentemente dalla superficie dei fondi.
La raccolta firme è stata promossa dalle delegazioni toscane di Wwf, Lav, Italia Nostra e Lipu, insieme alle associazioni Animal Liberation, Giardino dei Fenicotteri e Onda. Le oltre 40mila sottoscrizioni, spiegano i promotori in una nota congiunta, rappresentano una mobilitazione significativa e dimostrano la contrarietà di numerosi cittadini alla disciplina attualmente in vigore.
Al centro della contestazione c’è il requisito dei 200 ettari, soglia minima introdotta dalla Regione Toscana per presentare la richiesta di esclusione dei terreni dall’attività venatoria. Secondo le associazioni, questo limite non è previsto dalla normativa nazionale e finisce per penalizzare soprattutto i piccoli e medi proprietari terrieri.
«Il limite minimo di 200 ettari, non previsto nella legge nazionale ma introdotto dalla Regione Toscana per poter presentare la richiesta, esclude di fatto la stragrande maggioranza dei piccoli e medi proprietari toscani, impedendo loro di vietare l’attività venatoria all’interno dei propri confini», sostengono le organizzazioni ambientaliste.
La richiesta è quindi quella di riconoscere il diritto di escludere i terreni dalla caccia senza vincoli legati alla loro estensione, garantendo la possibilità di esercitare questa facoltà anche ai proprietari di appezzamenti di dimensioni ridotte.
Le associazioni contestano inoltre una proposta avanzata dalla cabina di regia delle associazioni venatorie toscane, che punta a modificare le norme vigenti introducendo nuove responsabilità economiche per i proprietari che chiedono l’esclusione dei propri terreni dall’attività di caccia.
Secondo la proposta, qualora un fondo venisse escluso dalla caccia su richiesta del proprietario, tutti i danni provocati dalla fauna selvatica all’interno del terreno e in un raggio di un chilometro circostante dovrebbero ricadere interamente sul proprietario stesso.
Una prospettiva che le associazioni ambientaliste giudicano inaccettabile. «È una proposta assurda, pensata unicamente per scoraggiare, a pochi giorni dal termine ultimo per la presentazione delle richieste, l’esercizio di un diritto sancito dalla legge e dalla recente riforma della Costituzione che inserisce la tutela dell’ambiente tra i principi fondamentali», affermano.
Le organizzazioni ricordano inoltre che la fauna selvatica costituisce patrimonio indisponibile dello Stato e ritengono strumentale il tentativo di trasferire sui privati le responsabilità economiche legate ai danni provocati dagli animali.
«La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato; cercare di scaricarne la responsabilità economica sui privati è una mossa strumentale, infondata e che contrasteremo in ogni sede», concludono.



